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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Autore

claudia

claudia

    migranti
    NUOVE RADICI

    I migranti riscoprono la rotta atlantica verso le Canarie

    di claudia 29 Agosto 2021
    Scritto da claudia

    La rotta atlantica verso le Isole Canarie viene scelta sempre di più dai migranti dell’Africa Subsahariana occidentale per arrivare in Europa. Il giornalista e consulente in materia d’immigrazione della vicepresidenza del Governo delle Canarie, Txema Santana spiega come viene gestito il fenomeno migratorio dall’Africa da parte del governo spagnolo

    di Michela Fantozzi

    Sono dagli otto agli undici giorni da Dakar, ma potrebbero essere 48 ore da Guelmin se si ha il coraggio di affrontare il deserto. La rotta atlantica verso le Isole Canarie viene scelta sempre di più dai migranti dell’Africa Subsahariana occidentale per arrivare in Europa. I porti di partenza sono sparsi lungo la costa del continente, dal Gambia alla striscia del deserto del Sahara conteso tra il Marocco e la Mauritania. Secondo l’Oim, le persone che hanno percorso la Rotta Atlantica nel 2020 sono state 23 mila. «Ho lavorato sulle migrazioni per dieci anni come giornalista e da aprile con il Governo delle Canarie» racconta Txema Santana, giornalista e Consulente in materia d’immigrazione della vicepresidenza del Governo delle Canarie. «Ho visto come viene gestito il fenomeno migratorio dall’Africa da parte del governo, la cui missione è inequivocabile. Il Governo spagnolo e l’Unione Europea vogliono usare i territori insulari, che sono la periferia dell’Europa, come luoghi di contenimento delle persone migranti, senza vedere questi territori come parti indissolubili dell’Unione».

    Le Canarie, Lampedusa e Lesbo

    Sullo schermo del computer nel suo ufficio alla sede del Governo delle Canarie, Santana mostra una tabella Excel che sembra infinita. È il risultato delle annotazioni di ogni sbarco, ogni persona che raggiunge le Canarie e ogni decesso. «Le Canarie, insieme a Lampedusa e a Lesbo, sono diventate l’epicentro dei due fenomeni più importanti del ventunesimo secolo: le migrazioni e i cambiamenti climatici», spiega. «Ci sono similitudini tra i tre territori, in primo luogo sono isole. Secondo, sono luoghi più vicini all’origine che alla destinazione, per esempio Lampedusa è più vicina alla Tunisia che all’Italia. Terzo, sono dentro alla rotta migratoria principalmente perché la via terreste è molto vigilata. E quarto, hanno tutte subito tentativi di trasformazione in carceri».

    Santana sostiene che è necessario per queste isole restare unite e fare fronte comune contro le intenzioni di conversione a lager. Lager per migranti che già esistono nel mondo, se pensiamo all’isola di Christmas Island, dove il governo australiano ha allestito una Guantanámo tutta sua. Oppure se pensiamo al Regno Unito, la cui Ministra degli Interni Priti Patel ha aperto colloqui con la Danimarca sulla condivisione di un centro di reclusione per i migrati irregolari in un luogo non ben definito in Africa. «La minaccia di diventare un grande centro di internamento come quelli che si possono vedere in luoghi come l’Australia o in altri luoghi, è reale. Dobbiamo essere vigili ed evitare di diventare parte di questi progetti carcerari».

    Il giornalista e consulente in materia d’immigrazione della vicepresidenza del Governo delle Canarie Txema Santana

    Il rimpatrio dalle Canarie

    L’obiettivo attuale del Governo spagnolo, infatti, è quello di impedire ai migranti arrivati alle Canarie di raggiungere la Spagna: «Hanno limitato la mobilità delle persone migranti. Non permettono loro di accedere all’aeroporto, controllano i passaporti con criteri razziali. Non è ufficiale, non è detto ad alta voce, però fermano solamente i neri. Senza nemmeno chiedere i documenti».

    E questo vale per i migranti con il permesso di restare. Ma qual è il destino di quelli che non sono considerati idonei allo status di rifugiato, i cosiddetti migranti economici? «Dovrebbe essere il rimpatrio. Forse il prossimo mese potremo procedere con i rimpatri in Senegal, Marocco e Mauritania. Ma, attenzione», aggiunge, «Non verranno rimpatriate solamente le persone con nazionalità di quei Paesi. La Spagna ha degli accordi per deportare in Mauritania anche chi non è della Mauritania, dato che lo Stato lo permette, in cambio di denaro e accordi commerciali. E questo nonostante migranti della Mauritania non ne arrivino».

    I centri per i migranti alle Canarie

    Secondo i dati di Santana, lo scorso giugno sono arrivate dall’Atlantico 1381 persone, facendo salire il numero totale degli arrivi del 2021 a 6774. I morti ritrovati sono 47, ma il numero di dispersi è ignoto a causa dei così detti naufragi invisibili, che sono la maggioranza: »Quando i migranti raggiungono le Canarie, vengono portati al Cate (Centro di attenzione temporale per gli stranieri)», spiega. «Il Cate è simile a un centro di commissariato, dove i migranti possono essere trattenuti al massimo per tre giorni ai fini d’identificazione. Prima c’erano i Cie (Centro d’internamento per gli stranieri), predisposti per le espulsioni, dove le persone venivano imprigionate per sessanta giorni senza aver commesso alcun reato e venivano private della libertà». Come succede in Italia con i Cpr, i centri di permanenza per il rimpatrio per intenderci.» Oggi quei centri sono chiusi perché a causa Covid non si effettuano più espulsioni. Per le donne sono previsti percorsi specifici di aiuto psicologico e prevenzione alla tratta. Le persone che non ottengono il permesso di soggiorno restano bloccate qui e la loro situazione si degrada velocemente. Vivono per strada, si ammucchiano in macro-accampamenti. Quella sui minori è l’unica competenza che detengono le Canarie, tutto il resto è diretto dal Governo Centrale».

    Melting Pot Europa

    La riscoperta della rotta atlantica

    L’accoglienza alle Canarie è sempre stata la risposta della popolazione locale, ma la crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria in corso ha inasprito le condizioni di vita di molti, che rispetto al provvedimento del governo di ospitare dei rifugiati in alcuni hotel vuoti per l’assenza dei turisti hanno reagito con rabbia. «C’è una parte dell’opinione pubblica che è molto solidale e un’altra che urla contro i migranti. Poi, nel mezzo, ci sono quelli che hanno capito che il sistema è avariato. Noi siamo un popolo migrante e quindi abbiamo sentito la necessità di parlare del fenomeno in maniera costruttiva, soprattutto per quanto riguarda i diritti della persona. Quello che difendiamo è il diritto dei migranti di non essere bloccati. Imprigionarli qui vuol dire torturarli». La rotta per le Canarie è stata riscoperta a causa dei blocchi posti su altre vie:«Io direi che la rotta atlantica e la rotta libica non sono la stessa cosa», racconta.

    “Una volta un ragazzo della Guinea mi disse che la rotta del deserto e della Libia verso l’Italia ha come opzioni la vita o la morte o la morte in vita. Perché il deserto è duro e in Libia i trafficanti imprigionano e torturano. Per le Canarie, beh, sali su un barcone e le opzioni sono solo vita o morte, in pochi giorni lo scopri. Tra le due opzioni, ho preferito le Canarie”

    Le ragioni dei migranti economici

    Le ragioni per cui i giovani dall’africa subsahariana decidono di partire sono molte. «La maggioranza degli africani migra internamente, da uno stato africano all’altro, perché non molti si possono permettere il viaggio verso l’Europa. L’Africa occidentale è una regione molto giovane, molto dinamica e non possiede frontiere interne. Queste regioni si stanno trasformando in luoghi instabili, a causa del processo di desertificazione dovuto al cambiamento climatico, la mancanza di materie prime e il terrorismo islamico».  Secondo Santana la mentalità incline alla chiusura che ha indotto l’Unione Europea e l’Italia ad accordi vergognosi con non-Stati come la Libia non è solo dovuta a una mentalità razzista: «Probabilmente è anche per razzismo ma non solo. Una volta il rifugiato era una persona che si trovava in determinate circostanze, dettate da guerra e violenza. E questo non ha più correlazione con la realtà. Quello che noi chiamiamo “migrante economico” è vittima della disuguaglianza. E la disuguaglianza non è immaginaria, non è magica, non si è creata improvvisamente o a caso».

    “L’economia non viene considerata come causa legittima di migrazione per gli africani. La migrazione per la mancanza di lavoro è un fatto ovvio, ma qualsiasi diritto sarà negato con la scusa di non aver sofferto abbastanza. Sono i ragazzi che migrano, non persone di cinquant’anni, e non si può giudicare in questo modo la migrazione della gioventù africana. Forse il respingimento non sarà dettato da una mentalità razzista, ma classista di sicuro”.

    Txema Santana conclude con un’ osservazione che pare ovvia, anche se non lo è per molti che non accettano i flussi migratori: «Il movimento migratorio è un fenomeno umano così forte, così rilevante che nessuna politica può fermarlo. Queste persone che arrivano dall’oceano stanno parlando di sopravvivenza, di disuguaglianza, di cambio climatico. Stanno gridando con la loro vita e non li ascoltiamo. Contenere un flusso simile non è possibile perché non è possibile contenere la sopravvivenza. Dobbiamo ripensare la politica, perché non possiamo arginare il futuro che avanza».

    (Michela Fantozzi – NuoveRadici.World)

    nuove radici
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