Attesa e tensione in RDC sul risultato elettorale

di Raffaele Masto
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Un clima elettorale “calmo ma teso” secondo le parole dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo. Calmo nell’attesa largamente pacifica con cui il popolo congolese aspetta la proclamazione del risultato elettorale. Teso sul piano interno dove lo scontro si è inasprito da alcuni giorni.

Con puntualità preoccupante, sia secondo la società civile che le opposizioni, la connessione a internet e a importanti stazioni radio tra cui RFI è saltata dal giorno dopo le elezioni rendendo di conseguenza difficili le comunicazioni nel vasto paese e restringendo di fatto la pluralità dell’informazione in un momento così delicato.

In secondo luogo, il volume dello scontro tra due le principali istituzioni coinvolte nel processo elettorale è decisamente aumentato. La CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente) ha rivolto alle Cenco (Conferenza Episcopale Congolese) accuse di “imparzialità e di violazione sistematica delle disposizioni legali riguardanti l’organizzazione delle elezioni” quando quest’ultima, secondo i dati raccolti dai circa 40.000 osservatori elettorali sparsi per il paese, ha dichiarato che “nonostante diversi casi di irregolarità registrati, il voto del popolo congolese ha espresso un chiaro vincitore (…) e facciamo appello alla CENI affinché pubblici i risultati elettorali nel rispetto della verità e della giustizia”.

Terzo ed ultimo fattore che ha contribuito a rendere inquieto il clima politico interno, è il continuo segnalamento di irregolarità nelle operazioni di voto registrate per il paese nei giorni successivi alla giornata elettorale. L’ultimo caso registrato è nell’Ituri, a Mambasa, dove diversi testimoni -tra cui alcuni stessi membri dell’ufficio della CENI- hanno denunciato il ritrovamento di 12.500 schede elettorali già stampate a favore del candidato del FCC Emmanuel Ramazani Shadary.

In questo clima di tensione interna, l’intera comunità internazionale ha rivolto lo sguardo all’ex-Zaire inviando un messaggio pressoché univoco. “Il voto popolare deve essere rispettato.”

L’Unione Africana -che ha impiegato nel paese una missione di osservazione elettorale- tramite il suo Presidente ciadiano Moussa Faki, ha affermato che “il rispetto del risultato delle elezioni è fondamentale” aggiungendo in una nota che “il risultato elettorale dovrà essere conforme al voto del popolo congolese”; Sullo stesso spartito Francois Delattre, ambasciatore di Parigi presso le Nazioni Unite: “i risultati elettorali dovranno essere conformi al voto del popolo congolese .“ Il Dipartimento di stato americano si è spinto oltre dichiarando che “la priorità è rispettare la scelta dei congolesi” e invitando la CENI a pubblicare i “veri risultati”. Washington ha poi aggiunto in una nota: “chiunque si opporrà alla correttezza del percorso elettorale potrà essere persona non grata negli Stati Uniti.” Interessante notare come il governo americano abbia comunque precauzionalmente deciso di inviare 80 marines nel vicino Gabon pronti a “intervenire sul territorio congolese in caso di violenza (…) e che rimarranno nella regione fino al momento in cui la loro presenza non sarà più necessaria”.

L’obiettivo della comunità internazionale è quello di evitare una escalation di tensioni e conflitti che getterebbero il gigante dell’Africa centrale ancora più nel caos e nell’instabilità politica. Non bisogna infatti accettare che vaste zone dell’est del paese sono da più di vent’anni in preda all’instabilità politica e che gruppi militari ribelli controllano ampi territori nel Kivu e nell’Ituri. In aggiunta, circa 750.000 congolesi sono attualmente rifugiati in altri paesi africani mentre più di quattro milioni sono i profughi interni. Un degradamento dell’instabilità potrebbe avere quindi serie ripercussioni sullo scenario politico interno e regionale, in particolar modo riguardo alle delicate questione securitarie.

(Roberto Morel)

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