Gli insorti dello Stato islamico in Mozambico (Ism) hanno intensificato gli attacchi contro la popolazione civile nella provincia settentrionale di Cabo Delgado nei mesi di agosto e settembre, rafforzando il proprio controllo su alcune aree del territorio. È quanto emerge da un nuovo rapporto dell’organizzazione Armed Conflict Location and Event Data Project (Acled), secondo cui l’aumento delle violenze e dei limiti alla circolazione rischia di provocare nuovi sfollamenti e ostacolare le operazioni umanitarie.
I ribelli hanno attaccato i civili soprattutto i civili nei distretti di Mocímboa da Praia, Muidumbe e Macomia. Nella città di Mocímboa da Praia, inoltre, l’inasprimento delle misure di sicurezza ha limitato le attività commerciali e la distribuzione degli aiuti. Secondo Acled le crescenti restrizioni potrebbero alimentare tensioni tra gli abitanti, creando condizioni favorevoli allo sfruttamento del malcontento da parte dei gruppi armati.
L’organizzazione segnala anche il ritorno degli insorti nel distretto di Nangade, vicino al confine con la Tanzania. Secondo gli analisti, questa presenza potrebbe essere legata alla ricerca di sostegno oltreconfine e determinare un ulteriore irrigidimento dei controlli sia in Mozambico sia in Tanzania.
Le conseguenze umanitarie restano gravi. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), ha fatto sapere che gli attacchi nelle località di Litandacua, lungo la strada nazionale N380, e nell’insediamento costiero di Pangane hanno costretto oltre 700 persone ad abbandonare le proprie abitazioni tra agosto e settembre.
Acled sottolinea che le aggressioni ai civili rimangono un elemento centrale nella strategia dei miliziani per provocare sfollamenti, ottenere risorse e compiere rappresaglie. Nel periodo esaminato sono stati documentati 11 attacchi con rapimento di civili. In cinque episodi i rapitori hanno chiesto riscatti compresi tra 1.500 e 70.000 meticais, pari rispettivamente a 20 e 950 euro.
Il rapporto richiama l’attenzione sul rischio di un aumento dei sequestri, in particolare di cittadini stranieri, dopo la liberazione di tre ostaggi rapiti in un campo di caccia nella provincia di Niassa. I tre, un sudafricano, uno zimbabwano e un mozambicano, sono stati rilasciati il 4 ottobre dopo il pagamento di un riscatto di 3,2 milioni di meticais, pari a 43.000 euro. Erano stati catturati il 3 settembre e trattenuti nell’area mineraria di Shamba Kubwa, nel nord del distretto di Montepuez.
L’insurrezione a Cabo Delgado è iniziata nel 2017, quando gruppi armati hanno attaccato obiettivi civili e governativi nella provincia, ricca di giacimenti di gas naturale. Il movimento ha poi dichiarato la propria affiliazione allo Stato islamico, dando vita a un conflitto che ha provocato migliaia di morti e costretto centinaia di migliaia di persone alla fuga.
Le operazioni delle forze mozambicane, delle truppe ruandesi e della missione della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc) hanno consentito di riconquistare importanti centri abitati e indebolire i ribelli. Tuttavia, i gruppi armati hanno progressivamente cambiato tattica: le loro azioni si concentrano ora su attacchi di piccola scala contro comunità isolate, vie di comunicazione e attività economiche, mantenendo la provincia in un clima di forte insicurezza.



