Nairobi e diverse altre grandi città del Kenya sono state ieri teatro di violente proteste contro l’aumento del prezzo dei carburanti e negli scontri con la polizia sono morte almeno quattro persone, ha fatto sapere il ministro dell’Interno. Dalla mattina le strade di accesso alla capitale sono state bloccate da trasportatori in sciopero e da gruppi di cittadini. I manifestanti hanno dato fuoco a degli pneumatici per impedire l’accesso alle vie principali, peggiorando la congestione del traffico e lasciando bloccati molti pendolari, mentre la polizia ha risposto sparadno gas lacrimogeni. A Mombasa, la principale città portuale del Kenya, lo sciopero ha causato lievi ritardi nella catena di approvvigionamento.
La Transport sector alliance, un’organizzazione che comprende diverse cooperative del settore dei trasporti, domenica aveva annunciato che i suoi membri avrebbero interrotto le corse a partire da mezzanotte in segno di protesta. Quasi in concomitanza, la polizia ha diffuso una nota in cui dicevea che sarebbe intervenuta per fronteggiare eventuali disordini. Disordini che si sono puntualmente verificati: quattro persone sono morte nelle violenze «che hanno anche causato il ferimento di oltre 30 persone» ha dichiarato a fine giornata il ministro dell’Interno Kipchumba Murkomen in una conferenza stampa televisiva. La polizia ha arrestato in tutto 348 manifestanti.
La scorsa settimana l’Autorità keniota per la regolamentazione dell’energia e del petrolio ha aumentato i prezzi al dettaglio dei carburanti fino al 23,5%, dopo averli già incrementati del 24,2% il mese scorso: il motivo è il conflitto in Medio oriente, che sta mettendo ancora a dura prova le forniture globali di petrolio e gas. Secondo il ministro delle Finanze John Mbadi, il governo non riesce a fare di più per contenere i prezzi dei carburanti, che sono già sovvenzionati. Attualmente, un litro di benzina in Kenya costa l’equivalente di 1,42 euro.
Un incontro tra i ministri dei trasporti e dell’energia e gli operatori del trasporto pubblico, organizzato nella serata di ieri per discutere una soluzione, ha prodotto scarsi risultati: l’associazione ha accettato la proposta del governo di colmare il divario tra i prezzi del diesel e del cherosene per prevenire le adulterazioni, ma resta il disaccordo tra le parti sull’entità della riduzione dei prezzi. Gli autotrasportatori chiedono un ritocco al ribasso di 46 scellini al litro. «Non abbiamo raggiunto alcun accordo… Stiamo sollecitando il presidente a fare qualcosa perché lo sciopero continuerà. Lo sciopero è ancora in corso» ha dichiarato a incontro concluso, Albert Karakacha, presidente dell’associazione dei proprietari di veicoli per il trasporto pubblico.
Il Kenya importa quasi tutti i suoi prodotti petroliferi dal Medio Oriente tramite accordi intergovernativi con fornitori del Golfo. L’aumento del prezzo del carburante ha fatto lievitare le tariffe dei trasporti e aumentato il costo dei beni di prima necessità, aggravando la pressione sulle famiglie che già faticano a far fronte all’alto costo della vita.



