Alla fine una visita c’è stata. E in gran segreto. Dopo annunci, pressioni e un po’ di strategia, il presidente di Taiwan Lai Ching-te è arrivato sabato in eSwatini, l’unico Paese in Africa e uno dei soli 12 Paesi al mondo che mantengono relazioni diplomatiche formali con Taipei.
Lai ha incontrato re Mswati III in occasione del 40° anniversario della sua ascesa al trono. Nel corso dei colloqui, secondo quanto riferito dall’ufficio presidenziale taiwanese, il capo di Stato ha ribadito che «la Repubblica di Cina (Taiwan) è una nazione sovrana» e che i suoi 23 milioni di abitanti «hanno il diritto di interagire con il mondo, senza che alcun Paese possa impedirlo».
La visita non era stata annunciata in anticipo né da Taipei né da Mbabane ed è stata organizzata con modalità riservate – «arrivare e poi annunciare» – per ridurre il rischio di interferenze esterne, ha spiegato un alto funzionario della sicurezza taiwanese citato da Reuters.
Il viaggio, previsto inizialmente per fine aprile, era stato ostacolato da Pechino. Il mese scorso, sotto queste pressioni, tre Paesi dell’Oceano Indiano (Malawi, Mauritius e Seychelles) avrebbero revocato i permessi di sorvolo per l’aereo presidenziale, costringendo a modificare i piani. Per questo motivo alla fine è stato scelto di utilizzare per la visita un velivolo governativo di eSwatini.
La reazione cinese è stata immediata. L’Ufficio per gli affari di Taiwan del Consiglio di Stato ha accusato Lai di essersi recato nel Paese africano «di nascosto», paragonando il suo comportamento a quello «di un ratto che attraversa la strada» e sostenendo che sarà oggetto di scherno internazionale. Taipei ha replicato tramite il Consiglio per gli affari continentali, affermando che il presidente non necessita dell’autorizzazione di Pechino per i suoi spostamenti e definendo le dichiarazioni cinesi «insulti triviali».
La Cina considera Taiwan parte integrante del proprio territorio e si oppone a qualsiasi relazione ufficiale tra l’isola e altri Stati.



