CouLture Migrante, l’inclusione che “intreccia fili” a Como

di Tommaso Meo

Dal 2019, la sartoria sociale CouLture Migrante di Como trasforma scarti tessili in opportunità di riscatto. Il progetto si occupa di formare e inserire nel mondo del lavoro donne e uomini a rischio esclusione, come migranti e richiedenti asilo, offrendo un’alternativa concreta alle discriminazioni.

Oggi nel laboratorio convivono storie provenienti da Gambia, Guinea, Nigeria e Perù. C’è Aisha, giovane madre arrivata dalla Guinea via mare: entrata come corsista nel 2023, oggi è assunta stabilmente. E c’è , che in Gambia cuciva a pedale e a Como ha firmato il suo primo contratto regolare.

Lo stabile di via Prudenziana, condiviso con l’organizzazione Eskenosen, si appresta ora a cambiare volto. Grazie a un piano di ristrutturazione, lo spazio diventerà un hub unico nel territorio, capace di far convivere accoglienza abitativa, formazione e lavoro. L’ampliamento del laboratorio permetterà di aumentare le postazioni e accogliere un maggior numero di sarti, con la creazione di un nuovo magazzino dedicato.

Il modello di CouLture Migrante unisce inclusione e sostenibilità: borse, zaini e accessori vengono realizzati recuperando tessuti di alta qualità donati dalle aziende di design e arredamento del distretto comasco. Una filiera circolare che ha già attirato partner d’eccezione, come il Como 1907, per cui la sartoria realizza prodotti in co-progettazione.

Sostenuta da Fondazione Provinciale della Comunità Comasca e Bcc di Cantù, la sartoria ha lanciato la campagna di crowdfunding “Abbattere Muri, Intrecciare Fili” per finanziare i lavori di ampliamento.

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