Compagnia mineraria congolese accusa i ribelli dell’M23 di furto d’oro

di claudia

La compagnia mineraria congolese Twangiza ha accusato i ribelli dell’Movimento 23 marzo (M23) di aver saccheggiato la sua concessione mineraria aurifera nella provincia del Sud Kivu. Secondo la compagnia, in cinque mesi sono stati rubati quasi 500 chili d’oro, una perdita stimata in circa 70 milioni di dollari. Lo riportano varie agenzie internazionali.

Dal mese di maggio, da quando i ribelli hanno preso il controllo della miniera, un primo lotto di 50 chili sarebbe stato rubato dai magazzini della Twangisa e, nelle settimane e mesi successivi sempre più chili di oro sarebbero stati “trasportati discretamente attraverso canali sotterranei”. L’azienda sostiene che da maggio l’M23 ha rubato 100 chili d’oro al mese, oltre a attrezzature e materiali per un valore di oltre 5 milioni di dollari, trasferendoli in zone sconosciute utilizzando anche le automobili di alcuni dipendenti della miniera. Inoltre, Twangisa accusa i ribelli di aver sfrattato i residenti, demolito chiese e utilizzato tecnici di nazionalità ruandese per estrarre dati geologici al fine di riprendere ed espandere l’attività mineraria: attualmente ci sarebbero “più di 150 lavoratori rimasti sul sito” occupato dall’M23.

Secondo Reuters, l’azienda starebbe preparando un reclamo formale presso gli organismi di arbitrato internazionali e le autorità congolesi ma nel frattempo ha dovuto dichiarare lo stop alle attività per cause di forza maggiore, dopo aver subito un attacco con i droni il 15 ottobre, che avrebbe distrutto l’infrastruttura di generazione di energia della miniera. Non sono disponibili informazioni su chi sia ritenuto responsabile di questo attacco.

La concessione aurifera di Twangiza era gestita dal gruppo minerario canadese Banro, che ha deciso di abbandonarla nel 2020: la società è ora gestita da Shomka Resources, registrata a Hong Kong.

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