L’ex presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, è stato condannato alla pena capitale e a pagare un risarcimento danni di 33 miliardi di dollari, di cui 29 miliardi di dollari per la parte civile, la Repubblica, e 2 miliardi di dollari per ciascuna delle parti civili delle province del Nord Kivu e del Sud Kivu.
È la prima volta che l’Alta corte militare processa un ex capo di Stato. Assente al suo processo, l’ex presidente in esilio è stato dichiarato colpevole di tutti i reati a lui imputati, tra cui tradimento, partecipazione a un movimento insurrezionale e crimini di guerra. Kabila è infatti ritenuto il vero leader del movimento ribelle M23/Afc, che imperversa nell’est del Paese e controlla parte di esso. La sentenza stabilisce, in diritto e in fatto, diversi reati a carico del condannato, tra cui la partecipazione all’insurrezione in collusione con Corneille Nangaa e il Ruanda per rovesciare le istituzioni della Repubblica eliminandone fisicamente il Presidente.
Per quanto riguarda la sua presunta nazionalità ruandese, secondo le parti civili, la Corte si è dichiarata incompetente. La sentenza della Corte afferma che sta invece processando un congolese che era presidente della Repubblica. Inoltre, non autorizza il sequestro dei suoi beni.
Per quasi quattro ore, i giudici dell’Alta corte militare hanno giustificato la loro decisione, citando l’estrema gravità dei fatti che, a loro dire, “scandalizza milioni di congolesi, di cui Joseph Kabila è stato presidente per 18 anni” (2001-2019). Hanno anche ripercorso a lungo tutte le fasi dell’inchiesta, la revoca delle immunità di fronte al Senato, ma anche le memorie dell’accusa e le difese delle parti civili.
Richard Bondo, rappresentante dello Stato congolese, ha sottolineato che la parte civile aveva chiesto l’ergastolo, non la pena di morte, ma ha accolto con favore l’esito del processo.
Nella Repubblica Democratica del Congo, la pena di morte continua a essere applicata senza essere effettivamente applicata. La moratoria sulle esecuzioni capitali, in vigore dal 2003, è stata revocata nel 2024, ma da allora non si sono verificate esecuzioni.



