Il Botswana stretto nella morsa di una grave crisi sanitaria

di claudia
sanità

di Valentina Giulia Milani

In Botswana è in corso una grave emergenza sanitaria dovuta a un deficit di medicinali che sta paralizzando gli ospedali di tutto il Paese. Una crisi che ha radici diverse, sia interne che internazionali.

Il Botswana ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria nazionale a causa della grave carenza di medicinali e forniture essenziali che sta paralizzando ospedali e cliniche. In un discorso televisivo, il presidente Duma Boko ha annunciato la mobilitazione dell’esercito per la distribuzione straordinaria delle scorte, con i primi convogli partiti da Gaborone verso le aree più remote. “La catena di approvvigionamento dei medicinali, gestita dai magazzini centrali, è fallita”, ha dichiarato il capo dello Stato, denunciando prezzi gonfiati, sprechi e inefficienze sistemiche.

La crisi, esplosa a inizio agosto, ha già costretto il ministero della Salute a rinviare tutti gli interventi chirurgici non urgenti. Le scorte di farmaci salvavita – dagli antipertensivi ai chemioterapici, dai medicinali contro diabete e tubercolosi fino a quelli per la salute mentale – risultano gravemente ridotte. Mancano anche materiali di base come garze e suture. Per fronteggiare l’emergenza, il ministero delle Finanze ha sbloccato un fondo di 250 milioni di pula (circa 18,4 milioni di dollari) destinato ad acquisti immediati, come confermato da un comunicato ufficiale diffuso lo stesso giorno.

laboratorio

Dietro questa emergenza si intrecciano fattori strutturali e internazionali. Da un lato, il Botswana dispone di un sistema sanitario pubblico gratuito che ha ottenuto importanti risultati nella lotta all’Hiv/Aids – con tassi di copertura terapeutica tra i più alti dell’Africa australe, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – ma resta fragile per la dipendenza dalle importazioni e per la gestione inefficiente dei magazzini centrali. La stessa Oms stima che la spesa sanitaria del Paese si attesti intorno al 6% del Pil, una quota che garantisce cure di base ma non sufficiente a prevenire interruzioni regolari nelle forniture.

Dall’altro lato pesa il contesto internazionale. Dopo una riduzione graduale avviata già negli anni 2010, il Botswana ha subito di recente un taglio sostanziale ai finanziamenti dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid), che sostenevano programmi per l’approvvigionamento di medicinali e il rafforzamento delle catene logistiche. Secondo un rapporto parlamentare pubblicato a Gaborone nel luglio 2025, la sospensione di alcune linee di supporto Usaid ha contribuito direttamente all’attuale emergenza, privando il Paese di risorse per la distribuzione di farmaci essenziali. Il venir meno di questi fondi si inserisce nella più ampia strategia di Washington di concentrare gli aiuti sui Paesi più fragili, ma ha lasciato economie intermedie come il Botswana in una posizione vulnerabile.

Un ulteriore rischio riguarda il fenomeno dei farmaci contraffatti. La stessa Botswana Medicines Regulatory Authority (BoMRA), in un avviso del 2024, aveva segnalato la crescente circolazione di medicinali falsificati provenienti da mercati paralleli. In contesti di penuria, il pericolo di immissione di prodotti non certificati aumenta esponenzialmente, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute dei pazienti e per la credibilità del sistema sanitario.

La crisi in corso mette in luce i limiti di un sistema sanitario che, pur avendo garantito progressi notevoli, rischia di non reggere senza riforme strutturali e senza un ripensamento delle strategie di cooperazione internazionale. Boko ha promesso un’indagine sulle inefficienze e una revisione della catena di approvvigionamento. Ma la sostenibilità del sistema dipenderà dalla capacità del governo di garantire fondi stabili, rafforzare i controlli e ricostruire rapporti di partenariato con gli attori esterni. Come sottolineato dall’Oms in un briefing diffuso il 20 agosto, “l’accesso continuo a farmaci sicuri e di qualità è un diritto fondamentale e non può dipendere da cicliche emergenze”.

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