Il team di Support and Sustain Children (SSCh) è appena rientrato da una nuova missione umanitaria nel sud del Madagascar, nell’ambito del Madaproject – Una goccia alla volta, un’iniziativa nata per fronteggiare la drammatica emergenza idrica e alimentare che affligge le comunità rurali di Andojy, Ankororoka, Betsinefy e Befoly.
In Madagascar, oltre il 75% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. Le infrastrutture sono quasi assenti, il sistema sanitario è precario e l’instabilità politica aggrava una crisi resa ancora più estrema dalla siccità prolungata, tra le peggiori del continente africano. Le conseguenze sono devastanti: oltre un milione di bambini soffre di malnutrizione acuta. “Siamo appena rientrati da una missione dura, ma profondamente umana. Di quelle che ti spingono al limite e poi ti riportano al cuore delle cose”, spiega Arianna Martini

Il team partito dall’Italia era composto da tre persone: la presidente Arianna Martini, un medico e un fotografo. A loro si è aggiunto un tecnico agronomo a Addis Abeba. Una volta sul posto, si sono uniti al team locale composto da un medico malgascio e un’interprete. Due squadre — una medica e una tecnica — unite da un solo obiettivo: rispondere ai bisogni essenziali delle comunità locali.
Il team medico ha visitato tutte le famiglie dei villaggi sostenuti, effettuando screening nutrizionali per i bambini da 0 a 5 anni e fornendo interventi immediati con latte terapeutico e alimenti iperproteici. Alcuni pazienti, in condizioni gravi, sono stati trasferiti d’urgenza.
“Curare la malnutrizione richiede costanza, non solo interventi occasionali. Abbiamo acquistato medicine, portato strumenti essenziali e competenze. Una bambina oggi è viva grazie a otto sacche di sangue”, ha aggiunto Martini.
Il lavoro continua: il team locale prosegue le visite ogni 15 giorni, distribuendo alimenti e monitorando i progressi dei bambini malnutriti.


Acqua da raccogliere, acqua da custodire
Nel sud del Madagascar, l’acqua piovana è rara ma preziosa. Il team tecnico ha ampliato il bacino di raccolta esistente, scavato due nuovi invasi e costruito canali di convogliamento in tre dei quattro villaggi. Il quarto sarà raggiunto nei prossimi mesi, attraverso un sistema di raccolta dalle coperture di un vecchio edificio scolastico.
Oltre alle opere idriche, sono stati organizzati incontri formativi con le comunità locali: “Seduti per terra, con fotocopie tra le mani e speranza negli occhi, abbiamo spiegato come trattenere e proteggere l’acqua. I cambiamenti climatici stanno stravolgendo i cicli delle piogge: dobbiamo imparare a conservarla quando c’è.”
Come in ogni missione, Support and Sustain Children ha distribuito tonnellate di riso e verificato il regolare transito della cisterna che consegna acqua potabile ogni settimana. Un intoppo burocratico ha quasi bloccato il servizio, ma il team ha attivato una distribuzione straordinaria con taniche per garantire l’accesso all’acqua a tutte le famiglie.
Attualmente non esistono pozzi funzionanti nei villaggi. Due studi pilota hanno rilevato acqua a oltre 300 metri di profondità, ma la sostenibilità dell’intervento deve ancora essere valutata. Solo se gli studi confermeranno la fattibilità, si procederà con gli scavi.

La crisi alimentare in Madagascar non è solo una questione di emergenza, ma anche di mancanza di pratiche agricole sostenibili. In collaborazione con partner locali e internazionali, SSCh promuove un’agricoltura che valorizzi la biodiversità agricola, la fertilità del suolo, la gestione sostenibile dell’acqua.
Sono previsti percorsi di formazione e assistenza tecnica per aumentare la produttività agricola, rafforzare la sicurezza alimentare e favorire uno sviluppo ambientale duraturo.
“Promuovere pratiche agricole sostenibili come l’agroecologia è fondamentale per affrontare le cause strutturali della crisi”, conclude Martini.



