La Commissione etiope per i diritti umani ha presentato nei giorni scorsi il suo rapporto annuale, il primo sotto la guida del nuovo direttore Berhanu Adello, nominato dal Parlamento a gennaio. Nel documento, reso pubblico durante una conferenza stampa ad Addis Abeba, si esprimono forti preoccupazioni per la situazione nelle regioni Amhara e Oromia, da anni teatro di conflitti armati.
Secondo quanto riportato nel dossier ripreso dai media locali, le detenzioni arbitrarie rimangono diffuse in entrambe le regioni, così come i rapimenti di civili, attribuiti sia a gruppi armati sia alle forze federali. I rapitori, si legge nel rapporto, spesso chiedono riscatti in cambio della liberazione degli ostaggi. In molti casi, le vittime che non possono pagare subiscono torture o vengono uccise.
Mizanie Abate, responsabile del monitoraggio dei diritti umani presso la Commissione, ha dichiarato che numerose segnalazioni documentano abusi gravi, inclusi omicidi extragiudiziali. La Commissione ha sollecitato un’inchiesta indipendente e la protezione delle comunità civili coinvolte.
La pubblicazione del rapporto avviene in un clima di crescente preoccupazione per il futuro della società civile etiope. La scorsa settimana, Human Rights Watch ha criticato la proposta di riforma della legge sulle organizzazioni civili, adottata nel 2019. Secondo l’ong, i nuovi emendamenti aumenterebbero i poteri dell’Autorità etiope per le organizzazioni della società civile (Acso), facilitando la sospensione arbitraria delle associazioni.
A meno di un anno dalle prossime elezioni, Mizanie Abate ha assicurato che la Commissione continuerà a monitorare da vicino la situazione: “Questa riforma non deve in alcun modo ostacolare il lavoro delle associazioni. Non vogliamo tornare indietro”, ha affermato.



