La fame arretra nel mondo, ma aumenta drammaticamente in Africa

di claudia

In una Africa Hall gremita di delegati, il verdetto più atteso del Vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari (UNFSS+4) in corso ad Addis Abeba è arrivato come una doccia fredda: mentre la fame a livello globale segna una lieve battuta d’arresto, in Africa continua inesorabilmente a crescere. È questa la drammatica divergenza messa nero su bianco dal nuovo rapporto “Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo” (Sofi 2025), presentato ieri sera durante una sessione speciale che ha chiuso la prima giornata dei lavori. Un’analisi che, come ha sottolineato la vice-segretaria generale delle Nazioni Unite, Amina Mohammed, nel suo intervento, svela una crisi che non è di scarsità, ma “di giustizia, equità e clima”.

I numeri presentati dalle cinque agenzie Onu co-autrici (Fao, Ifad, Unicef, Pam/Wfp e Oms/Who) sono inequivocabili. A livello globale, si stima che 673 milioni di persone abbiano sofferto la fame nel 2024, un dato in lieve calo ma ancora drammaticamente superiore di 119 milioni rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019. La vera notizia, però, è nella netta controtendenza registrata dal continente africano, dove il numero di persone denutrite è aumentato, raggiungendo i 307 milioni. “Questa tendenza globale maschera forti disparità regionali”, ha spiegato Máximo Torero, capo-economista della Fao. “Se le tendenze attuali continuano, entro il 2030, il numero di persone cronicamente denutrite sarà di circa 512 milioni, e il 60% di tutte le persone denutrite nel mondo vivrà in Africa. Dobbiamo invertire urgentemente questa traiettoria”.

La crisi africana, come evidenzia il rapporto, non si limita alla fame cronica. Il 55,4% della popolazione del continente ha affrontato un’insicurezza alimentare moderata o grave nel 2024, e un drammatico 78% non ha potuto permettersi una dieta sana nell’ultimo anno. Ma perché l’Africa arretra mentre altre regioni, come il Sud America, migliorano? Secondo Torero, le cause sono una tempesta perfetta di fattori: “In primo luogo, le pressioni demografiche rimangono elevate, mentre i guadagni di produttività agricola sono limitati. La produzione alimentare semplicemente non riesce a tenere il passo con la crescita della popolazione”. A questo si aggiungono shock multipli che si rafforzano a vicenda: conflitti, come in Sudan e nel Sahel, estremi climatici e recessioni economiche. Infine, il fattore monetario: “Molti Paesi africani sono importatori netti di cibo e altamente esposti alla volatilità dei prezzi globali. Il deprezzamento delle valute, spinto da tassi di interesse globali più alti e instabilità interna, ha ulteriormente eroso il loro potere d’acquisto”.

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