18/09/13 – Tunisia – Giornalisti in rivolta, siamo sotto attacco potere

di AFRICA

Non c’è libertà, senza libertà di informazione. Convinti dell’estenza di un pericolo reale per il settore e per l’intera società, i giornalisti tunisini ieri si sono trovati pressochè compatti nel difendere la loro professione che considerano un bastione di libertà oggi in pericolo. Lo sciopero generale che ieri ha paralizzato l’informazione è stato indetto venerdì scorso quando ancora il giornalista tv tunisino Zied el-Hani era con le manette ai polsi, per un arresto da molti – anche operatori di giustizia -ritenuto illegale. Ieri, quindi, i giornalisti hanno protestato astenendosi dal lavorare, ma spesso restando in redazione a presidio e difesa della loro libertà. Lo sciopero, indetto dal sindacato nazionale dei giornalisti e dalla potente centrale sindacale Ugtt, ha avuto come obiettivo quello di lanciare un segnale forte al governo: non potete pensare di imbavagliarci. La partecipazione allo sciopero è stata quasi totale ed ai giornalisti si sono aggiunti avvocati ed esponenti della società civile. Così, accanto ai docenti universitari c’erano anche i giovani disoccupati, ormai una parte importante della società.

Molti gli slogan che sono risuonati nel corso del corteo che da Bab Bnat ha raggiunto la piazza della Kasbah:”stampa libera, giustizia indipendente”, ”No alla detenzione di giornalisti”.

“Lo sciopero generale dei media è stato un successo, ma la lotta non è finita – avverte Najiba Hamrouni, battagliera presidente dell’Unione nazionale dei giornalisti tunisini -. Il rilascio di Zied el-Heni non è la fine, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da tempo ci troviamo di fronte ad una campagna di diffamazione organizzata, demonizzazione e vessazioni nei confronti di giornalisti. Siamo determinati a continuare la lotta per la libertà, con il forte sostegno di sempre più vasti strati della società civile”.

Se il primo sciopero generale dei giornalisti (17 ottobre 2012) aveva alla base la libertà di stampa e di espressione e l’indipendenza del giornalista e dei media, ieri gli operatori dell’informazione hanno inteso difendere dignità, integrità e finalità della loro professione: riferire la verità, anche se difficile e amara. Dopo le minacce di morte e le violenze della dittatura, ora i giornalisti si sentono vittime di arresti illegali e detenzione perché, dicono oggi, secondo il giudizio di qualcuno parlano troppo. “Il nostro compito è rispettare il diritto dei cittadini all’informazione e alla verità; non ci arrendiamo, perché non si tratti di un ritorno al passato: non ci sarà una museruola di regime”, scandisce la presidente del sindacato.

Ma il fronte della protesta non è stato compatto, perchè condizionato da defezioni di media di stretta obbedienza islamica (a guidare il governo è il confessionale Ennahda).

Mentre sorpresa mista ad ira ha destato la scelta del secondo canale nazionale, El Wataniya 2, di trasmettere la diretta dei lavori dell’Assemblea costituente, seppure mutilati dalla perdurante assenza di deputati dell’opposizione. (ANSAmed).

 

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