15/11/14 – Algeria – A picco prezzo petrolio, tremano economia e certezze

di AFRICA

 

Il continuo calo del prezzo del petrolio, che ieri sui mercati internazionali ha visto i Brent scendere sotto la soglia degli 80 dollari al barile, sta scuotendo le certezze dell’Algeria che, sull’oro nero e sulle enormi entrate che esso ha generato negli ultimi decenni, ha fondato la quasi totalità delle sue speranze di sviluppo.

La determinazione del prezzo del petrolio è fortemente condizionata da molti fattori: da quelli dell’instabilità politica in alcuni Paesi produttori (come la Libia, che sta riprendendo comunque le estrazioni con una certa continuità) alle oscillazioni della domanda (come quella della Cina, grandissimo consumatore, ma che sta abbassando le sue importazioni). Un panorama non confortante, con il quale l’Algeria si sta confrontando, con prospettive che, almeno ad oggi, non si possono dire granchè confortanti.

A fronte di una contrazione della domanda della Cina (seconda economia mondiale, ma che accusa un tasso di crescita debole, dopo ben 24 anni con un significativo segno positivo), i Paesi produttori devono anche fare i conti con la produzione non convenzionale degli Stati Uniti. Gli Usa non possono ancora esportare il petrolio ricavato dalla pietra, ma questa produzione, rispondendo al fabbisogno interno, sta facendo abbassare la necessità di approvvigionarsi all’estero.

E’ anche per questo che l’Algeria si trova costretta a ridisegnare il proprio futuro, nel timore che il trend in discesa dei prezzi dell’oro nero si vada accentuando anche per i mesi o addirittura gli anni a venire.

Con il prezzo di un barile a 79,85 dollari, le stime delle royalties algerine devono essere riviste al ribasso, anche se il ministro dell’Energia, Youcef Yousfi, si è premurato a dire che ”la caduta dei prezzi non ha alcun impatto sull’economia nazionale nè sui progetti di Sonatrach (il potentissimo ente nazionale energetico, ndr)”.

Sarà anche così, ma fa riflettere la circostanza che, con il calo delle esportazioni (che in percentuale dipende anche dalle relazioni internazionali che l’Algeria ha saputo allacciare negli ultimi decenni), caleranno gli introiti che lo Stato ha sin qui ottenuto in virtù della pressione fiscale esercitata sul settore petrolifero, da cui sono derivate importantissime ricadute per le casse dello Stato.

Ma, al di là delle certezze sbandierate dal ministro Yousfi, quanto sta accadendo in questi giorni sui mercati internazionali rende ancora più urgente quel processo di diversificazione dell’economia che l’Algeria stenta ancora ad avviare, cullandosi, come ha fatto ed a ragion veduta, sul mare di petrolio su cui galleggia. Sì, ma sino a quando?. * Diego Minuti – (ANSAmed).

 

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