Il governo dello Zimbabwe ha approvato un disegno di legge di revisione costituzionale che propone di estendere da cinque a sette anni la durata del mandato del presidente della Repubblica e del Parlamento.
Il disegno di legge, ha spiegato durante una conferenza stampa il ministro dell’Informazione, della Pubblicità e dei Servizi radiotelevisivi, Jenfan Muswere, prevede una serie di riforme volte a rafforzare la governance costituzionale, chiarire i ruoli istituzionali, promuovere la stabilità sociale, economica e politica e migliorare l’efficienza dell’architettura statale. “L’obiettivo della riforma – ha detto – è ridurre le interruzioni legate ai cicli elettorali, rafforzare la continuità delle politiche pubbliche, consentire tempo sufficiente per l’attuazione di progetti nazionali di lungo periodo e promuovere la stabilità politica ed economica».
Il mandato quinquennale del presidente in carica, Emmerson Mnangagwa, 83 anni, scadrebbe nel 2028, ma l’eventuale approvazione dell’emendamento potrebbe posticipare la fine della legislatura al 2030. Mnangagwa, salito al potere nel 2017 dopo un colpo di Stato militare che aveva destituito l’autocrate Robert Mugabe, ha vinto le elezioni presidenziali per la prima volta l’anno successivo.
Nel disegno di legge è contenuta anche una disposizione secondo cui il presidente dovrebbe essere eletto dal Parlamento anziché tramite voto popolare diretto.
Nel corso della stessa conferenza stampa, il ministro della Giustizia, degli Affari legali e parlamentari, Ziyambi Ziyambi, ha spiegato che dopo la pubblicazione del testo sulla Gazzetta ufficiale seguiranno tre mesi di consultazioni pubbliche, al termine delle quali il disegno di legge sarà formalmente discusso in Parlamento, dove entrambe le Camere sono dominate dal partito di governo Zanu-Pf.
Secondo quanto riferito dal governo, la riforma allineerebbe il quadro costituzionale dello Zimbabwe a modelli costituzionali africani ritenuti più resilienti ed efficaci. Tuttavia, esperti costituzionalisti sostengono che sarebbe necessario un referendum in caso di modifica dei limiti di mandato, sottolineando che gli emendamenti non possono andare a vantaggio di un presidente in carica.



