Touroperator, cosa raccontano certi pezzi di legno

di Stefania Ragusa
Touroperator mostra

Il titolo potrebbe trarre in inganno. Touroperator parla sì di viaggi, ma non nel senso in cui sono abituati a occuparsene i giornali mainstream e, appunto, i tour operator. Touroperator parla viaggio dei migranti che attraversano il mare, passano dal vecchio al nuovo mondo a prezzo di sofferenze non immaginabili dalle nostre tiepide case, e spesso naufragono e vanno a picco. Touroperator è una mostra di arte contemporanea realizzata a partire dai relitti delle barche e dei barconi sui cui viaggiavano i migranti.

«Ho realizzato la mostra con il legno degli scafi dei migranti recuperato a Lampedusa», mi scrive il suo autore, Massimo Sansavini, scultore abituato a pensare che l’arte debba avere anche una funzione sociale. «Questo lavoro nasce da un percorso di ricerca iniziato nel 2013 e concretizzatosi nel nel 2015 quando il Tribunale di Agrigento mi ha concesso l’autorizzazione al prelievo degli scafi detenuti dallo stato Italiano nella ex Base militare americana Loran a Lampedusa, più noto come il cimitero delle barche di Lampedusa».

Fino ad allora gli scafi non erano mai stati concessi a nessuno in forma ufficiale. «Salvare quelle barche, oggetto di confisca e destinate alla distruzione, per realizzare opere d’arte è stato un onore ma anche un onere, quello cioè di raccontare con quei legni un pezzo della nostra storia recente che altrimenti sarebbe stata persa». Quei legni ma anche le foto ed i video realizzati nel cimitero delle barche di Lampedusa sono diventati una mostra di arte itinerante.

Massimo Sansavini, 3 ottobre 2013

Touroperator dal 2016 sta girando l’Europa e l’Italia, in spazi istituzionali, musei e all’interno di festival, accogliendo visitatori ma soprattutto scolaresche con programmi didattici ed incontri dedicati alla tolleranza e all’integrazione. Le città italiane coinvolte fino ad ora sono state 8 oltre all’esposizione al Parlamento Europeo a Bruxelles. La prossima tappa, che inizia il 30 marzo, è ai Musei di Stato di San Marino.
Dal 2017 la mostra ha anche il patrocinio di Amnesty International.

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