Il governo di transizione del Burkina Faso, guidato dalla giunta militare salita al potere dopo il colpo di Stato, sta continuando la sua stretta sulle attività di culto nel Paese. Nei giorni scorsi ha emanato tre decreti speciali per vietare la predicazione a due leader religiosi e sospendere temporaneamente un’associazione. Le autorità hanno giustificato la misura con la «necessità di preservare la coesione sociale e di combattere gli eccessi».
Nello specifico, i media locali hanno riportato il divieto assoluto di svolgere attività di predicazione, insegnamento o culto nei confronti di Omar Sankara, quarantunenne di Ouagadougou, e di Idrissa Sawadogo, cinquantatreenne di Bokin Song-Naba. Entrambi sono stati accusati di aver diffuso dichiarazioni radicali e pericolose per la pacifica convivenza, e il monitoraggio del loro bando, esteso a tutto il territorio nazionale, è stato affidato alla Direzione generale per gli affari religiosi, consuetudinari e tradizionali.
Accanto ai provvedimenti individuali, il terzo decreto colpisce l’associazione cristiana «Tabernacolo dei figli del regno dello spirito santo», legalmente riconosciuta dal maggio del 2020 e ora sospesa per tre mesi rinnovabili. L’organizzazione è sotto osservazione sia per non aver rinnovato i propri organi direttivi interni come previsto dalla legge, sia per presunti «atti di depravazione morale e riciclaggio di denaro», sebbene le autorità non abbiano fornito ulteriori dettagli o prove specifiche in merito.
Questa serie di decisioni non costituisce un caso isolato. Recentemente, l’Assemblea legislativa di transizione – il parlamento nominato dai militari – ha adottato una nuova legge sulla libertà religiosa per prevenire gli abusi e contrastare la retorica estremista in nome della sicurezza nazionale. Il Burkina Faso, d’altronde, attraversa da anni una drammatica crisi legata alle violenze dei gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, che spinge la giunta a un rigido controllo sulle dinamiche sociali e comunitarie. Già all’inizio del mese, infatti, erano state sospese due organizzazioni della società civile islamica per violazione delle norme vigenti.


