Diverse organizzazioni non governative per i diritti umani che lavorano in Uganda hanno denunciato la sospensione delle loro attività e il congelamento dei loro conti correnti, ordinato la scorsa settimana dalle autorità giudiziarie ugandesi, nell’ambito di indagini sui loro finanziamenti.
Tra le organizzazioni rimaste bloccate c’è Chapter four Uganda, oltre ad altre ong che si occupano di governance e diritti umani, il tutto in un clima di crescente tensione a seguito delle elezioni presidenziali dello scorso gennaio. «Al momento non siamo più in grado di operare. I nostri uffici rimangono chiusi. Non possiamo pagare i nostri dipendenti, né l’affitto», ha detto a Rfi Paul Wasser, membro di Chapter four. «Non possiamo nemmeno più operare legalmente. Finora non ci è stata presentata alcuna prova concreta. Credo che siamo semplicemente presi di mira a causa del lavoro che svolgiamo».
Le misure adottate dalle autorità ugandesi si inseriscono in un contesto di inasprimento della linea repressiva governativa, che accusa alcune organizzazioni di servire interessi stranieri e ha intensificato le sospensioni a partire dalle elezioni presidenziali, a fine gennaio.
Il lavoro di queste organizzazioni «riguarda la difesa dei diritti umani, della buona governance e dei processi democratici» ha detto Wasser, aggiungendo di avere «la sensazione che stia diventando un argomento tabù nel Paese, soprattutto perché diverse organizzazioni attive in questo campo sono state prese di mira».


