Dopo oltre 22 mesi di detenzione nel Camp Le Roux, a Bangui, il ricercatore ed operatore umanitario belga-portoghese Joseph Figueira Martin ha lasciato la Repubblica Centrafricana (Rca) a bordo di un volo militare diretto a Lisbona. L’annuncio ufficiale è arrivato ieri dal ministro degli Esteri portoghese, Paulo Rangel, mettendo fine a un caso che aveva assunto i contorni di un vero e proprio scontro geopolitico.
La vicenda di Figueira Martin inizia alla fine di maggio 2024 a Zemio, nel sud-est del Paese. Mentre svolgeva una missione per l’ong statunitense Fhi 360 – specializzata in transumanza e dinamiche del mondo Fulani – il ricercatore è stato prelevato da mercenari russi del Gruppo Wagner. Le autorità centrafricane lo hanno accusato di spionaggio e collusione con i gruppi ribelli per destabilizzare lo Stato. Nel novembre 2025 è stato condannato a dieci anni di lavori forzati. La difesa ha sempre denunciato un processo viziato, privo di prove concrete e influenzato dalla forte presenza russa nell’apparato di sicurezza centrafricano.
Le condizioni di Martin durante la detenzione sono state definite «allarmanti» Secondo l’organizzazione Protect Humanitarians, che ha seguito il caso, il ricercatore avrebbe perso 15 chili, contratto la malaria e subito torture psicologiche e fisiche.
La liberazione non è stata un processo semplice. Un primo tentativo era stato compiuto a marzo dall’ex presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, conclusosi con un nulla di fatto a causa, secondo fonti dell’opposizione locale, del veto posto dal Gruppo Wagner, che considerava Martin un proprio «prigioniero personale».
La situazione si è sbloccata solo dopo l’insediamento del nuovo governo portoghese guidato da Antonio Jose Seguro. Parallelamente, due risoluzioni approvate dal Parlamento Europeo hanno esercitato una pressione costante sul presidente centrafricano Faustin-Archange Touadéra, ricordando il peso economico dell’Ue, principale finanziatore del Paese.


