Il Ghana ha sospeso nei giorni scorsi le richieste di cittadinanza ghanese per i membri della diaspora, con l’intenzione di rendere il processo più accessibile e intuitivo.
Dal 2016, le persone in grado di dimostrare che i propri antenati provenivano dall’Africa hanno diritto alla cittadinanza in Ghana. Possono farlo presentando documenti ufficiali o una prova del Dna e pagando l’equivalente di circa 2.400 euro. Una volta approvate le domande, i candidati ricevono una formazione di un giorno sulla cittadinanza, prima di una cerimonia ufficiale alla presenza del presidente John Mahama.
Negli ultimi anni, più di 1.000 persone, tra cui il cantautore Stevie Wonder, hanno ottenuto in questo modo la cittadinanza ghanese. In molti si sono però lamentati dei tempi ristretti per presentare le richieste e dei costi, giudicati elevati.
Il governo ha assicurato che le tempistiche e le linee guida aggiornate del programma saranno presto pubblicate, senza tuttavia specificare quando.
L’impegno del Ghana nei confronti degli africani in tutto il mondo affonda le sue radici nella visione panafricana post-indipendenza, promossa dal primo presidente del Paese, Kwame Nkrumah. Per ravvivare l’interesse dei discendenti degli schiavi africani vittime della tratta a trasferirsi in Ghana, questa idea è stata rilanciata nel 2019, definito l’Anno del Ritorno.
Il Ghana non è l’unico Stato africano a utilizzare questo approccio: anche Paesei come il Benin e la Sierra Leone offrono la cittadinanza a persone di origine africana.


