La Procura generale del Mozambico ha formalizzato l’incriminazione di Venancio Mondlane, leader dell’opposizione e figura chiave del movimento di protesta seguito alle controverse elezioni generali di ottobre. L’accusa principale è istigazione al terrorismo, in un contesto di crescenti tensioni politiche nel Paese. Mondlane è stato imputato di cinque capi d’accusa, tra cui apologia di reato, incitamento alla disobbedienza collettiva e istigazione pubblica a delinquere.
I media locali riferiscono che, all’uscita dalla sede della Procura, il leader oppositore ha respinto ogni accusa. “Ho reso un grande servizio a questa nazione. Questa è la prima volta in 30 anni di democrazia che siamo riusciti a portare la questione dello smascheramento e della rimozione del velo di frode all’estremo. Abbiamo tolto la maschera della frode e abbiamo opposto un’estrema resistenza a un regime dittatoriale che si regge su armi, omicidi e rapimenti”, ha dichiarato Mondlane ai giornalisti.
Le imputazioni arrivano dopo mesi di instabilità politica. Mondlane e i suoi sostenitori contestano apertamente la legittimità del voto che ha sancito la vittoria del presidente Daniel Chapo. Nessuno dei due candidati ha però fornito i risultati completi dei seggi per sostenere le proprie affermazioni, mentre il Consiglio costituzionale – massima autorità elettorale del Paese – ha rifiutato di ordinare un riconteggio e ha modificato i dati ufficiali senza spiegazioni, secondo le denunce dell’opposizione.
Mondlane si è affermato negli ultimi mesi come una voce di rottura contro il partito al potere, il Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico), guidando manifestazioni popolari e chiedendo riforme profonde. Il suo movimento ha raccolto consensi soprattutto tra i giovani e i lavoratori informali, esasperati da corruzione e disuguaglianze.
Secondo i dati forniti da alcune fonti, la polizia avrebbe sparato e ucciso almeno 400 dimostranti e ne avrebbe feriti 600 durante le proteste, che hanno portato alla distruzione di massa di strutture pubbliche.
Tra marzo e maggio, Mondlane ha incontrato due volte il presidente Chapo nel tentativo di allentare le tensioni. Gli incontri avevano prodotto un’intesa preliminare su alcuni punti: cessazione delle violenze, liberazione dei manifestanti arrestati, accesso alle cure per i feriti e risarcimenti alle famiglie delle vittime delle proteste. Mondlane aveva inoltre chiesto il sostegno del governo per la registrazione di un nuovo partito politico.
Intanto all’inizio di questo mese è stato avviato un procedimento legale nei confronti di 31 agenti di polizia per il loro presunto ruolo durante le proteste, mentre ad aprile, il parlamento del Mozambico ha approvato all’unanimità una nuova legge volta a promuovere il dialogo nazionale e la riconciliazione politica, un passo che gli esperti hanno descritto come un “passo significativo verso il ripristino della stabilità” nel Paese.
Tuttavia, l’oppositore accusa Chapo di non aver rispettato gli impegni presi, continuando a usare “un linguaggio aggressivo e incendiario” nonostante la recente tregua nelle manifestazioni.


