Somalia – È guerra tra Puntland e Somaliland

di Enrico Casale
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È guerra tra Somaliland il Puntland. Dopo una decina di anni di tregua, gli scontri sono ripresi giovedì mattina nella controversa regione di Sool. Aspri combattimenti hanno ucciso decine di soldati. Un testimone e un comandante militare hanno parlato di un’epidemia «infernale» di violenza. Gli scontri aggiungono solo altra sofferenza alle persone che vivono nella zona e che stanno già affrontando una situazione umanitaria difficile a causa del ciclone tropicale Sagar.

Una dichiarazione presidenziale del Puntland, regione semiautonoma della Somalia,  ha accusato dello scontro il Somaliland, Stato dichiaratosi indipendente nel 1991 ma non riconosciuto a livello internazionale. «Il Somaliland ci ha attaccato e abbiamo risposto contrattaccando – ha detto alla Reuters Abdifatah Saiid, comandante militare del Puntland -. È stata una battaglia infernale. Abbiamo ucciso 30 soldati dal Somaliland. Noi abbiamo perso sei soldati». Un anziano della zona ha detto che di aver contato almeno 40 soldati morti su entrambi i lati, con i residenti in fuga dalla zona. Il Puntland ha dichiarato di aver catturato 11 soldati feriti. «Continueremo a combattere fino a raggiungere la città di Las Anod, che è nostra ma controllata illegalmente dal Somaliland», ha aggiunto Abdifatah Saiid. La scorsa settimana, scontri tra le due parti sulla proprietà del villaggio di Tukaraq, sequestrati dal Somaliland il mese scorso, hanno fatto almeno 45 vittime.

Da parte sua il Somaliland ha accusato il Puntland di voler sfruttare le turbolenze nella regione causate da un ciclone tropicale (che ha provocato più di 50 morti, spazzato via il bestiame e distrutto centinaia di fattorie) per attaccare le truppe di Hargheisa. «Il Somaliland non sopporterà la costante aggressione delle forze federali somale al confine tra i due paesi», ha detto Abdirahman Abdullahi Farah, ministro dell’Informazione del Somaliland.

La missione di assistenza delle Nazioni Unite in Somalia e i partner internazionali, tra cui Stati Uniti e Unione europea, hanno invitato entrambe le parti a fermare i combattimenti.

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