Ruanda: acqua pulita, futuro possibile

di claudia

In Ruanda, il progetto Amazi Meza – “acqua pulita” nella lingua locale – promosso dalla ong italiana Movimento per la Lotta contro la Fame nel Mondo porta acqua potabile, servizi igienici e dignità alle comunità rurali, con un impatto concreto soprattutto per donne e bambine.

Nel cuore dell’Africa dei Grandi Laghi, il Ruanda è spesso ricordato per la sua rinascita dopo il genocidio, per le sue colline verdeggianti e per una popolazione giovane e intraprendente. Tuttavia, lontano dalla capitale Kigali, nei settori rurali come quello di Kageyo, la vita quotidiana resta segnata dalla scarsità di risorse essenziali. Qui, l’accesso all’acqua potabile è ancora una sfida, e la mancanza di servizi igienici adeguati rappresenta un freno allo sviluppo, soprattutto per donne e bambini. È in questo contesto che nasce Amazi Meza (“Acqua pulita”), un progetto per migliorare l’accesso all’acqua e all’igiene nelle aree rurali rwandesi. L’iniziativa, promossa dal Movimento per la Lotta contro la Fame nel Mondo (Mlfm), è finanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics – AID012590/08/8) con il contributo del Distretto di Gatsibo. Obiettivo: portare acqua sicura, latrine igieniche e spazi dedicati alla salute e alla dignità femminile a 8.525 persone, coinvolgendo attivamente la comunità in ogni fase del processo.

La realizzazione di due acquedotti – uno gravitazionale e uno a pompaggio solare – ha segnato il primo passo concreto. Per portare l’acqua vicino alle abitazioni sono stati posati 22,096 chilometri di tubazioni e costruite 19 fontane, ora a servizio della popolazione di Kageyo. «Il problema principale era l’erosione del terreno in pendenza verso la stazione di pompaggio», spiega Solange Tumusabyimana, ingegnera geotecnica del progetto, «ma abbiamo lavorato a stretto contatto con autorità locali e tecnici per deviare le acque e proteggere l’impianto. La partecipazione della comunità è stata fondamentale». Il progetto ha valorizzato le competenze e le risorse locali: muratori, carpentieri e ingegneri rwandesi sono stati coinvolti direttamente e i materiali scelti provengono in larga parte da filiere locali. Dal punto di vista tecnico, ogni dettaglio è stato pensato in funzione della sostenibilità: test geotecnici, tubi in Hdpe collaudati sotto pressione, calcestruzzo certificato.

Tutto è stato realizzato secondo gli standard di Wasac, l’ente governativo che regola le risorse idriche del Paese. «Abbiamo investito nella qualità», sottolinea Solange, «perché vogliamo che quest’opera duri a lungo, anche per le generazioni future». Ma Amazi Meza non si è limitato all’acqua. In parallelo sono state costruite latrine scolastiche e domestiche, progettate per essere igieniche, facilmente lavabili e rispettose dell’ambiente. Le versioni accessibili includono supporti per agevolare il passaggio dalla sedia a rotelle al wc: una soluzione semplice ma ancora rara nei contesti rurali. «Le latrine sono dotate di aerazione per evitare cattivi odori e sono a tenuta per impedire l’ingresso di insetti vettori di malattie», spiega l’ingegnera. «Sono anche facilmente svuotabili. Le sei scuole e le famiglie coinvolte riceveranno formazione sulla pulizia, la manutenzione e la possibilità di costruirle in autonomia».

Una componente cruciale del progetto sono le Girls’ Rooms, spazi nelle scuole dedicati alla gestione dell’igiene mestruale. In Rwanda, come in molte altre parti del mondo, la mancanza di luoghi sicuri e riservati costringe molte ragazze ad assentarsi da scuola durante il ciclo, con un impatto negativo sul rendimento e sul percorso scolastico. «Ora le ragazze sanno di avere un posto sicuro», racconta Solange, «non devono più tornare a casa o chiedere aiuto. Questo migliora la loro autostima e la frequenza scolastica». Ogni nuova struttura è accompagnata da attività di sensibilizzazione su igiene e salute, rivolte a studenti, famiglie e insegnanti. La formazione è parte integrante del progetto: perché un cambiamento duraturo nasce anche dalla consapevolezza.

Amazi Meza guarda però ancora più lontano. La sua “variante” prevede la costruzione del primo impianto di trattamento dei fanghi fecali del Ruanda. Una struttura in grado di servire circa 60.000 persone, con un impatto profondo sulla qualità della vita e la salute pubblica. Oggi l’assenza di un sistema di smaltimento comporta gravi rischi: contaminazione di falde e corsi d’acqua, diffusione di malattie. L’impianto permetterà invece di trasformare i fanghi in fertilizzante naturale e acqua depurata, riutilizzabile in agricoltura. Un circolo virtuoso che unisce igiene, sicurezza alimentare e sviluppo economico. Il trattamento sarà totalmente sostenibile, basato su tecnologie a basso impatto come il compostaggio con lombrichi e la fitodepurazione. «Questa innovazione», afferma Solange, «proteggerà l’ambiente e genererà nuove opportunità di lavoro e reddito per le comunità di Gatsibo, trasformando un problema in una risorsa». Per realizzare l’impianto, però, è necessario prima acquistare il terreno su cui sorgerà. È questo il nuovo obiettivo della raccolta fondi lanciata da Mlfm: un appello a chi crede nello sviluppo sostenibile, partecipativo e concreto. «Quando parlo con chi finalmente ha l’acqua vicino a casa», racconta Solange, «sento una gratitudine difficile da spiegare. È come vedere la speranza tornare nei gesti quotidiani».

Amazi Meza dimostra che, anche nelle aree più remote, con il giusto supporto e la partecipazione attiva delle comunità è possibile costruire qualcosa di grande. Ogni donazione è un gesto che cambia la vita. Significa offrire salute, dignità e opportunità a chi oggi vive senza servizi igienici adeguati, esposto a gravi rischi. Il tuo contributo può rendere possibile la costruzione di un impianto che trasformerà i rifiuti in risorse, migliorando la salute pubblica e creando lavoro. Dona per sostenere l’acquisto del terreno: www.mlfm.it/dona. Il progetto Amazi Meza si inserisce nel lungo impegno di Mlfm in Rwanda. Il Movimento ha iniziato a operare nel Paese nel 1987, costruendo il primo acquedotto a Muhura. Da allora ha ampliato il suo intervento nel settore Wash (Water, Sanitation and Hygiene), ma anche in ambiti come educazione, salute, sicurezza alimentare, digital divide ed energia. Oggi, grazie alla costruzione di 25 acquedotti, oltre440.000 persone in Rwanda hanno accesso ad acqua pulita e sicura. Sono 40 i progetti di sviluppo realizzati, tutti secondo un approccio partecipativo e radicato nel territorio. Un impegno che continua, ogni giorno, anche grazie ad Amazi Meza.

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