Oltre 35.000 casi di violenza sessuale contro i minori sono stati registrati nei primi nove mesi del 2025 nella Repubblica Democratica del Congo. Lo denuncia l’ultimo rapporto dell’Unicef, basandosi su dati raccolti a livello nazionale dai fornitori di servizi per la protezione dell’infanzia e per la violenza di genere.
L’Unicef ritiene che la cifra sia ancora notevolmente sottostimata. Lacune nelle segnalazioni, timore di ritorsioni, stigma, persistente insicurezza e accesso limitato ai servizi impediscono a molte vittime di denunciare gli abusi o di cercare assistenza.
Sebbene il conflitto armato rimanga un importante fattore aggravante, l’agenzia delle Nazioni Unite sottolinea che nessuna provincia del Paese ne è risparmiata e che i casi hanno registrato un preoccupante aumento dal 2022.
“Gli assistenti sociali segnalano che, in alcune zone, le madri camminano per ore per portare le figlie vittime di abusi in un centro sanitario, anche se a volte queste bambine non sono più in grado di muoversi. La paura dello stigma e delle rappresaglie spesso impedisce alle famiglie di denunciare le violenze. Questi resoconti sono coerenti in tutte le province, a dimostrazione della portata di una crisi alimentata da insicurezza, disuguaglianza e sistemi di protezione deboli”, ha dichiarato Catherine Russell, direttrice esecutiva dell’Unicef, citata dal giornale online Actualite.
Le province di Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri rappresentano la maggior parte dei casi segnalati, a causa del conflitto armato in corso, degli enormi spostamenti di popolazione e della fragilità dei meccanismi di protezione. Tuttavia, cifre significative si registrano anche nelle province di Kinshasa e Kasai, dove povertà, insicurezza alimentare e abbandono scolastico aggravano la vulnerabilità delle ragazze, in particolare allo sfruttamento sessuale e al matrimonio precoce.
A livello nazionale, le ragazze adolescenti costituiscono il gruppo più colpito ed esposto. Anche i ragazzi sono vittime di violenza sessuale, sebbene in una percentuale significativamente inferiore dei casi segnalati. I bambini con disabilità sono tra i più vulnerabili, poiché le barriere fisiche, sociali e comunicative aumentano sia il rischio di abusi che le difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria e alla giustizia.
Le conseguenze per i sopravvissuti sono numerose e gravi: lesioni fisiche, gravidanze indesiderate, aumento del rischio di infezione da Hiv e altre infezioni sessualmente trasmissibili, nonché profondi traumi psicologici, che vanno dall’ansia e dalla depressione all’esclusione sociale e familiare. Nonostante la portata della crisi, l’accesso ai servizi di supporto rimane inadeguato.
“Questa crisi di violenza sessuale richiede una risposta immediata e il rigoroso rispetto del diritto internazionale, in particolare nelle situazioni di conflitto.” “I responsabili devono essere assicurati alla giustizia, mentre donne e bambini devono avere accesso ai servizi di protezione e supporto di cui hanno disperatamente bisogno”, ha sottolineato Catherine Russell.



