Rd Congo, la Chiesa cattolica contraria alla pena capitale contro l’ex presidente Kabila

di claudia

I leader della Chiesa cattolica congolese si sono espressi con toni duri e critici nei confronti della condanna a morte pronunciata nei giorni scorsi contro l’ex presidente Joseph Kabila. La Conferenza episcopale nazionale del Congo (Cenco) si è detta “inorridita” dal verdetto dell’Alta Corte Militare della Repubblica Democratica del Congo, denunciando una decisione contraria alla sacralità della vita umana, sancita dalla Costituzione congolese e centrale nella dottrina della Chiesa.

Il quarto presidente nella storia della Rd Congo è stato riconosciuto colpevole di crimini di guerra, omicidio, violenza sessuale, tortura, cospirazione, partecipazione a un movimento insurrezionale e sostegno al terrorismo. Oltre alla pena di morte, l’Alta Corte Militare ha ordinato il suo arresto immediato e lo ha condannato a pagare 29 miliardi di dollari di danni allo Stato congolese, oltre a 2 miliardi di dollari a ciascuna delle province del Nord Kivu e del Sud Kivu.

Il vescovo Donatien Nshole, Segretario generale della Cenco, ha letto una dichiarazione ricordando che “la Costituzione del nostro Paese sancisce la sacralità della vita umana e la annovera tra i diritti fondamentali che non possono essere violati in nessuna circostanza”. Ha citato il passo biblico: “Non uccidere” (Esodo 18), per riaffermare la posizione costante della Chiesa contro la pena di morte. La pena di morte e la sua logica retributiva non sono compatibili con il Vangelo di Cristo”, ha insistito, descrivendo il verdetto come un “processo penale affrettato” indegno di uno Stato di diritto.

Già nel marzo 2024, la Cenco si era opposta alla revoca della moratoria sull’esecuzione della pena di morte, decisa dal ministero della Giustizia. I vescovi avevano avvertito all’epoca che “questa moratoria dovrebbe portare naturalmente all’abolizione, non alla ripresa di una misura disumana che viola la dignità umana”.

“Consapevoli che la pena di morte non porta né giustizia né riconciliazione, invitiamo i leader congolesi, l’opposizione armata e disarmata, così come la società civile, a impegnarsi in un dialogo inclusivo per superare le molteplici crisi che il nostro Paese sta attraversando”, sottolinea il comunicato stampa.

Nella loro dichiarazione firmata da Mons. Fulgence Muteba, Presidente della Cenco, i prelati invitano tutti gli attori politici e sociali a dare priorità alla via del dialogo per ripristinare la pace e la coesione nazionale. Di fronte alla persistente insicurezza nell’est del Paese, i vescovi considerano “suicida e irresponsabile l’illusione che una pace giusta possa essere raggiunta con la forza delle armi”. Chiedono invece “la promozione di soluzioni durature per ripristinare la sicurezza e salvaguardare l’unità nazionale”.

Il verdetto dell’Alta Corte Militare giunge in un clima politico e di sicurezza teso, segnato dall’avanzata del movimento ribelle Afc/M23 sostenuto dal Ruanda, che controlla da diversi mesi territori significativi nelle province del Nord e del Sud Kivu. 

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