Quella “sfida sportiva” tra Congo e Ruanda che non piace a tutti

di claudia

di Maria Scaffidi

Che lo sport sia un soft power particolarmente potente non è un segreto. Lo confermano le recenti sfide alle sponsorizzazioni sportive su diverse maglie di blasonati club calcistici europei, che hanno interessato in particolare Ruanda e Repubblica democratica del Congo. L’ultima puntata l’ha scritta il Bayern Monaco.

L’ultima puntata della saga delle sponsorizzazioni sportive e di una sorta di sfida tra Rwanda e Repubblica democratica del Congo che ha trovato spazio su diverse maglie di blasonati club calcistici europei l’ha scritta il Bayern Monaco. Nei giorni scorsi, i tedeschi hanno comunicato che la divisa che indosseranno i giocatori non riporterà più il logo Visit Rwanda. “Il nuovo accordo trasforma il rapporto da una sponsorizzazione commerciale a una partnership dedicata allo sviluppo del calcio in Ruanda attraverso l’espansione dell’Accademia giovanile del Bayern Monaco a Kigali” si legge in una nota pubblicata venerdì sul sito web del club.

Una rivisitazione del precedente accordo che abbassa di fatto una visibilità che era stata contestata anche da una parte della tifoseria. Il Ruanda continuerà a comparire, almeno per ora sulle maglie dei francesi del Paris Saint-Germain e degli inglesi dell’Arsenal. 

Sullo sfondo ci sono le critiche per il ruolo che Kigali – secondo diversi rapporti delle Nazioni Unite – ha nell’instabilità del Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo. Paese con cui è in corso un processo di pace messo su dagli Stati Uniti che – questo l’obiettivo – dovrebbe mettere fine a un conflitto che vede coinvolti anche diversi gruppi armati, tra cui l’M23, che oggi controlla il Kivu e che è sostenuto da Kigali.

Da parte sua, anche Kinshasa ha deciso di avere una sua “dimensione sportiva” e qualche mese fa aveva siglato un accordo con il Milan. Di qualche giorno invece la notizia di un’ulteriore intesa, questa volta con il Barcellona, altro club europeo super blasonato, per una quarantina di milioni di euro. 

Facendo la conta, il risultato in questo confronto di sponsorizzazioni – con il ritiro parziale del Bayern Monaco – è di un 2-2. Ma tante sono le sopracciglia alzate, se non le aperte critiche, per un uso dello sport e della vetrina che propone per migliorare la propria immagine. E c’è anche chi ha parlato di sportwashing, termine che fa rima con greenwashing, ovvero del tentativo di utilizzare lo sport per mettere in secondo piano altro e chiudere uno o due occhi a suon di milioni. 

barcellona

Soft power

Di certo che lo sport sia un soft power particolarmente potente non è un segreto. Anzi, è una storia antica, che serve interessi politici ed economici, e che non è necessariamente un fattore negativo. Alcuni Paesi africani si stanno facendo avanti negli ultimi anni proponendosi come sede ospitante di grandi eventi internazionali. Il Sudafrica che nel 2010 ha ospitato i Mondiali di calcio ha fatto un po’ da apripista. E il Marocco emulerà la Nazione arcobaleno ospitando insieme a Spagna e Portogallo l’edizione 2030. 

Ma è ancora il Ruanda che sarà protagonista a breve. Dal 21 al 28 settembre Kigali ospiterà per la prima volta in Africa il Campionato del mondo di ciclismo su strada. Un evento storico, certo, ma – come abbiamo chiaramente visto con le sponsorizzazioni – anche la punta di diamante di una strategia più ampia, quella di fare dello sport uno strumento di sviluppo economico, promozione turistica e consolidamento dell’immagine globale del Paese. Il prossimo passo potrebbe essere ancora più audace: ospitare un Gran premio di Formula 1. Il ciclismo, la Formula 1 e il calcio non sono gli unici fronti su cui Kigali si muove.

Anche il basket cresce rapidamente: nel 2021, Kigali ha ospitato la nascita della Lega africana di pallacanestro, con il sostegno della Nba. Nello stesso anno, la capitale – che si è nel frattempo dotata di una moderna e capiente Arena al coperto – ha accolto la Coppa d’Africa di pallavolo maschile. In ballo ci sono milioni di dollari, tanto ritorno di immagine ma anche il rischio di passi indietro dettati dalla pressione di tifosi e società civile, come sembrerebbe dimostrare l’evoluzione dell’accordo con il Bayern Monaco. 

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