L’ex capo di Stato prende il comando di un nuovo movimento che assorbe la ribellino Afc/M23. Dietro la svolta, faide interne, la strategia di disimpegno di Kigali e una scommessa politica ad alto rischio
di Enrico Casale
La decisione dell’ex presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, di assumere lunedì la guida del Fronte per la rifondazione della nazione (Frn), un nuovo movimento politico-militare, ha sancito lo scioglimento di fatto della coalizione ribelle Afc/M23, confluita nella nuova formazione. Ma come si spiega questa mossa e cosa significa per lo scacchiere congolese?
Un ritorno alle armi ampiamente annunciato
Secondo l’analisi di Christophe Rigaud su Afrikarabia, le intenzioni dell’ex capo di Stato di tornare a fare «la sua parte» nella politica del Paese, imbracciando le armi, non erano un segreto. Lo studioso ricorda che tutto era già stato anticipato in un rapporto delle Nazioni Unite della scorsa estate, in cui si indicava che la ribellione si sarebbe ristrutturata e che Kabila avrebbe assunto «un ruolo di primo piano». Come evidenzia l’articolo su Afrikarabia, i segnali del riavvicinamento erano evidenti già dal 2023, con l’ingresso di Corneille Nangaa nella galassia M23 attraverso la sua Alleanza del fiume Congo, accompagnato dalle frequenti visite dell’ex presidente a Goma, città posta sotto il controllo dei ribelli sostenuti da Kigali.
Rigaud spiega che il Fronte per la rifondazione della nazione rappresenta l’ennesima incarnazione di un ciclo di insurrezioni iniziato alla fine degli anni Novanta con l’Afdl, proseguito con l’Rcd, il Cndp e le due successive incarnazioni dell’M23. Nel suo approfondimento sul sito da lui fondato, Rigaud sottolinea che l’ex presidente si trova ora al vertice della struttura ed è affiancato da Bertrand Bisimwa, leader politico dell’M23, da Corneille Nangaa, da Sultani Makenga al comando dell’ala militare, oltre che da Freddy Kaniki, Benjamin Mbonimpa e Désiré Rukomera, tutti ex dirigenti della precedente organizzazione.
Complotto fallito per il comando militare
L’arrivo di Kabila al vertice della ribelline non è avvenuto senza tensioni. Afrikarabia avrebbe infatti scoperto un complotto orchestrato da Théo Binamungu, stretto consigliere di Corneille Nangaa, per estromettere il capo militare Sultani Makenga e insediare Baudouin Ngaruye. L’obiettivo di questa manovra, raccontata nell’articolo, era consentire a Nangaa di prendere il controllo della ribellione e preparare l’ingresso dell’ex presidente, il quale aveva iniziato a reclutare membri sfruttando le sue considerevoli risorse finanziarie. La permanenza di Makenga al vertice dell’ala militare dimostra, secondo il giornalista, che il Ruanda spera ancora di manovrare le fila e tenere sotto stretto controllo Kabila.
La regia di Kigali e la “congolesizzazione” del conflitto
Quali sono però le reali intenzioni di Kigali di fronte a questa situazione? Il fondatore di Afrikarabia evidenzia che il Ruanda si è rassegnato a lasciare agire l’ex capo di Stato, sebbene l’obiettivo dei ribelli di raggiungere la capitale Kinshasa e prendere il potere sia ben lontano dalle ambizioni ruandesi. L’ingresso di Nangaa e di Kabila nella mischia permette al Paese vicino di minimizzare il proprio coinvolgimento nel conflitto, presentando la nuova ribellione come un movimento locale che affronta problemi locali e completando così la “congolesizzazione” della ribellione per allentare la morsa delle sanzioni internazionali.
In questo complesso scacchiere politico, conclude Rigaud, l’ex presidente ha deciso di fare «la sua parte», compiendo una scommessa rischiosa che dipenderà totalmente dalle intenzioni del suo mentore ruandese, pronto ad abbandonare in qualsiasi momento i ribelli, civili o militari, che dovessero trasgredire le regole.



