Mozambico, a Cabo Delgado preoccupa il ritiro delle truppe ruandesi

di Tommaso Meo

l possibile ritiro delle truppe ruandesi dalla provincia di Cabo Delgado, in Mozambico, rischia di avere pesanti ricadute sulla stabilità della regione. Lo temono le popolazioni locali, secondo una fonte che vive nell’area, sentita da Africa Rivista: «I militari di Kigali hanno instaurato una solida cooperazione con l’esercito mozambicano, mettendo all’angolo le milizie jihadiste. Gli attacchi, sia a Cabo Delgado sia nella vicina provincia di Nampula, sono ormai rari; la loro presenza ci garantisce sicurezza».

L’insurrezione jihadista in Mozambico è esplosa nel 2017, ma il gruppo, noto come Stato Islamico del Mozambico, ha guadagnato una tragica notorietà nel 2021 con l’assalto di dodici giorni alla città di Palma. L’attacco, costato la vita a decine di civili, agenti e lavoratori stranieri, ha spinto il colosso francese TotalEnergies a sospendere un progetto di gas naturale liquefatto offshore da 20 miliardi di dollari, asset considerato vitale per lo sviluppo del Paese. Proprio il fallimento dei precedenti interventi sudafricani e russi – con il Gruppo Wagner – aveva spinto le autorità locali ad accogliere con favore il dispiegamento ruandese nel luglio 2021.

Oggi i soldati ruandesi presidiano costantemente villaggi e vie di comunicazione. «Il loro attivismo trasmette serenità alla comunità – prosegue la fonte -. Non è un caso che gran parte degli sfollati rifugiatisi a Nampula sia tornata a popolare le città e i villaggi di Cabo Delgado»

Tuttavia, il futuro della missione è incerto, come ha precisato il ministro degli Esteri ruandese, Olivier Nduhungirehe. Su X Nduhungirehe ha lamentato il fatto che le proprie truppe vengano «costantemente messe in discussione o sanzionate proprio dai Paesi che beneficiano del nostro intervento». Il ministro ha avvertito che il Ruanda ritirerà il contingente se non verranno garantiti finanziamenti stabili per le operazioni antiterrorismo, specialmente di fronte all’ipotesi di un taglio dei fondi da parte dell’Unione Europea.

«L’eventuale disimpegno di Kigali – conclude la fonte – potrebbe innescare una ripresa dell’offensiva jihadista, con gravi conseguenze non solo per la popolazione, ma anche per l’industria energetica e i grandi progetti estrattivi in cui operano i colossi europei. Speriamo che il Ruanda possa rivedere la sua posizione».

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