Migranti, meno arrivi ma più violazioni e diritti negati

di claudia

di Mario Ghirardi

I dati del Dossier Idos mostrano un calo degli attraversamenti irregolari, ma denunciano allo stesso tempo un sistema di contenimento che alimenta abusi, morti in mare e traffici.

Sono 1 milione 230 mila gli africani (soprattutto marocchini ed egiziani) residenti oggi in Italia, poco meno degli asiatici. Lo raccontano i dati di sintesi, da estrapolare nell’enorme massa di numeri e percentuali offerti ogni 12 mesi dal ‘Dossier Immigrazione’ dell’Idos, l’Istituto di ricerca romano specializzato nel campo, presentato puntualmente anche nel fine anno 2025. E ci dicono inoltre che il totale di migranti nel mondo nel 2024 è stato di 304 milioni, ovvero il 3,7 per cento della popolazione globale, quasi il doppio di 30 anni fa. Sono stati obbligati a questo passo per varie ragioni più di un terzo di loro (31 milioni sono i rifugiati, 8,4 i richiedenti asilo, 73,5 i rifugiati interni).

Più di tre quarti di queste persone sfollate per conflitti e violenze viveva infatti in Paesi con un’elevata o molto elevata vulnerabilità ai cambiamenti del clima e il degrado ambientale nei rispettivi contesti di origine. Tra questi ultimi, ci sono in particolare anche le nazioni africane della Costa d’Avorio, affacciata sull’Oceano Atlantico, e della Somalia, lambita dall’Oceano Indiano. Dunque due Paesi, pur situati da parti opposte del Continente, che soffrono degli stessi problemi, a dimostrazione di una crisi che si fa sempre più globale: sono entrambi noti principalmente per i disastri umanitari legati ai conflitti armati e all’instabilità politica, ma sono anche entrambe terre martoriate proprio da siccità estrema e desertificazione. Da segnalare come nelle conclusioni dello stesso progetto di ricerca si ribadisca la necessità di “rafforzare la condanna contro le devastazioni ambientali provocate dalle guerre, identificando in modo esplicito un reato come l’ecocidio”.

Se nella UE i residenti di cittadinanza straniera sono 43 milioni, in Italia raggiungono i 5,4 milioni, ovvero il 9,2 per cento dei residenti, con 3,8 milioni di ‘soggiornanti’ di origine extra comunitaria. Come detto in apertura il 22,7 per cento di loro (1 milione 230 mila) sono africani. Scendendo nei particolari la comunità marocchina italiana occupa il terzo posto quasi alla pari con gli albanesi con oltre 410 mila presenze e quella egiziana è ottava con 160 mila residenti, poco più di pachistani e filippini. Nell’ordine le altre principali comunità di residenti stranieri nella nostra Nazione sono quelle rumene (la prima in assoluto, che supera tutti con oltre 1 milione di membri), albanesi appunto, cinesi, ucraini, bangladesi, indiani.

Nel 2024 gli attraversamenti irregolariverso l’Ue sono stati 240 mila, in calo rispetto al 2023 (-37,1%) ma ancora quasi il doppio dei livelli pre-pandemici. Le rotte più “trafficate” restano il Mediterraneo centrale (27,9%) e quello orientale (29,1%), mentre crescono i flussi verso le Canarie e lungo i confini orientali con Bielorussia e Russia.

Nei primi sei mesi del 2025 gli attraversamenti si sono ridotti a 76 mila circa, ma il calo riflette più l’irrigidimento dei controlli e gli accordi di contenimento che una reale diminuzione delle cause di fuga. In particolare questi accordi sono vivi con i paesi nord africani (Egitto e Tunisia) e la Turchia, dove il blocco delle partenze è semibloccato dalle autorità locali in cambio di sostanziosi aiuti economici. È il cosiddetto modello del refugee rentierism, criticato da molti per l’opacità e i rischi di violazione dei diritti umani e del principio di non refoulement. Secondo i ricercatori, infatti l’approccio securitario di Ue e Frontex, centrato sul contenimento degli “arrivi irregolari”, elude la questione di fondo, ovvero l’assenza di vie legali e sicuredi accesso alla protezione, che alimentano il traffico di esseri umani e le tragedie in mare. Chi fugge da guerre o persecuzioni può, infatti, chiedere asilo solo una volta giunto sul territorio europeo.

Nel 2024 gli arrivi via mare sono stati 66.317 (-57,9% sul 2023). Come hanno influito su questa cifra i rapporti europei con le nazioni del Nord Africa? La cooperazione con la Tunisia, rafforzata dal Memorandum con l’Ue del 2023, ha conosciuto un inasprimento: le autorità locali hanno intercettato oltre 80mila persone, molte delle quali abbandonate poi in aree desertiche senza alcuna tutela.

Il Memorandum Italia-Libia, nonostante gli “orrori indicibili” (Onu) subiti nel Paese nordafricano dai migranti in transito, ha continuato a fornire risorse alla cosiddetta Guardia costiera libica, che ha riportato indietro, verso condizioni di detenzione disumane, almeno 22mila persone.

Particolarmente dure sono al proposito le parole di Luca Di Sciullo, presidente Idos: “L’Italia sta sponsorizzando, da ben 8 anni, ogni più bestiale violenza e brutale uccisione di migranti, in mare e in terra, nei centri di detenzione e nei barconi inseguiti nel Mediterraneo centrale. Pensate: 1 miliardo e 366 milioni di euro elargiti alla Libia fino ad oggi, con i quali – ci dice Seawatch Italia – avremmo potuto finanziare, per lo stesso periodo, 109 mezzi di salvataggio come navi, elicotteri e aerei; oppure accogliere 68.300 famiglie con i corridoi umanitari; oppure riaprire, con appena metà della somma, la missione nazionale di soccorso Mare Nostrum del 2014, chiusa dopo appena un anno perché “costava troppo”. Il secondo risultato – commenta– di tutto questo è di stare autorizzando mercenari vestiti da guardie costiere a sparare proiettili italiani, con fucili italiani, da motovedette italiane, anche contro navi di salvataggio di ong italiane. In un tragicomico “fuoco amico” dai risvolti letali sulla pelle dei migranti”.

L’irrigidimento dei blocchi non ha inciso peraltro sulla mortalità. La rotta del Mediterraneo centrale Nord Africa – Italiarimane la più pericolosa, con almeno 24.585 morti o dispersinell’ultimo decennio, di cui 1.810 solo nel 2024. Persiste poi il clima di ostilità verso le navi umanitarie, “emblema della criminalizzazione del soccorso e del tendenziale disimpegno degli Stati costieri dell’Ue”.

I canali di viaggio legali e sicuri restano limitati. A dieci anni dall’avvio, i corridoi umanitari hanno coinvolto meno di 10mila beneficiari (825 nel 2024) e, nonostante la sostenibilità, non ci sono segnali di passaggio a una politica nazionale e strutturale. Il programma di reinsediamento ha portato in Italia 84 rifugiati, un’evacuazione dalla Libia 226 migranti vulnerabili, l’operazione “Aquila Omnia Bis” 599 afghani e un’operazione umanitaria dall’Egitto 209 palestinesi.

A questo scenario si affianca con il peso di un macigno il nodo del debito. I condoni promessi negli anni ’90 sono stati presto rimpiazzati da nuovi prestiti privati, spesso più onerosi e speculativi. Risultato: solo l’Africa paga oggi interessi fino a quattro volte superiori rispetto ai Paesi ricchi, per un debito che sfiora i 1,8 trilioni di dollari. Un fardello che soffoca welfare, infrastrutture e prospettive di futuro.

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