Secondo le Nazioni Unite, la Nigeria è uno dei Paesi con i tassi più elevati di reclutamento di bambini da parte di gruppi armati. “Solo nel 2024, più di 7.400 bambini sono stati reclutati o utilizzati dalle forze armate e dai gruppi armati, e questi sono solo i casi verificati. Negli ultimi 30 anni, abbiamo separato più di 220.000 bambini dalle bande armate”, ha detto La rappresentante speciale delle Nazioni unite per i bambini nei conflitti armati, Vanessa Frazier, che ha definito il reclutamento dei bambini come una delle violazioni più diffuse e devastanti nei contesti di conflitto.
La Nigeria è stata citata insieme alla Repubblica democratica del Congo (Rdc), alla Somalia, alla Siria e al Myanmar, tra i Paesi in cui le violazioni dei diritti dei bambini sono più frequenti. Per oltre un decennio, alcune zone della Nigeria settentrionale sono state colpite da insurrezioni, con gruppi armati come Boko Haram e le sue fazioni accusati di reclutare bambini come combattenti, informatori e per altri ruoli. Se è vero che da un lato le operazioni militari hanno indebolito molti gruppi, le organizzazioni umanitarie denunciano la persistente vulnerabilità dei bambini nelle comunità colpite dal conflitto.
Frazier ha precisato che le cifre riportate si riferiscono a bambini reali la cui vita è stata distrutta: “Ogni cifra nel nostro rapporto rappresenta un bambino la cui innocenza è stata distrutta”. I casi verificati rappresentano probabilmente solo una frazione degli incidenti reali: il suo ufficio monitora circa 26 situazioni di conflitto in tutto il mondo, con il numero più elevato di violazioni registrate nella Repubblica democratica del Congo, in Nigeria, Somalia, Siria e Myanmar. Oltre alle formalità amministrative, ha detto che le Nazioni Unite stanno collaborando con i gruppi armati per garantire il rilascio dei bambini e facilitarne il ritorno in sicurezza: “Una volta separati, l’Unicef e i suoi partner lavorano per il loro reinserimento, garantendo loro supporto psicosociale, accesso all’istruzione e l’opportunità di riappropriarsi della loro infanzia”.



