di Enrico Casale
La Costa d’Avorio lancia un nuovo appello contro la rabbia, una delle zoonosi più letali del Paese, responsabile di circa 500 decessi ogni anno, in gran parte bambini sotto i 15 anni. La malattia, trasmessa nel 99% dei casi da cani infetti, è fatale al 100% negli esseri umani, ma totalmente prevenibile tramite vaccinazione.
Il comune di Abobo, scelto per ospitare la Giornata mondiale della rabbia (Wrd) 2025, che si celebra oggi, è tra le zone più colpite. Tra gennaio e luglio 2025, 877 persone sono state curate, mentre negli ultimi cinque anni sono stati registrati tre decessi umani e diversi casi di rabbia animale.
Il governo ivoriano ha adottato dal 2018 un piano nazionale integrato “One Health”, basato su quattro pilastri: vaccinazione degli animali, gestione dei cani randagi, sensibilizzazione della comunità e trattamento rapido delle persone esposte. Dal 2022, oltre 600.000 cani sono stati vaccinati e 5.000 persone trattate gratuitamente. L’introduzione del protocollo intradermico raccomandato dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha ridotto i tempi di attesa per la vaccinazione umana da 28 a sette giorni, con una drastica riduzione dei costi.
Nonostante i progressi, la copertura vaccinale canina resta critica: solo il 12% dei 1,5 milioni di cani del Paese è immunizzato, lontano dal 70% necessario per eliminare la malattia entro il 2030. Il costo stimato del programma è di 18 miliardi di franchi cfa (27 milioni di euro) in dieci anni.
Le autorità puntano sul coinvolgimento dei media e delle comunità per sensibilizzare la popolazione. La Giornata mondiale 2025 prevede una marcia dei bambini e una campagna di vaccinazione gratuita per 20.000 cani e gatti. Il messaggio centrale è chiaro: lavare subito con acqua e sapone eventuali morsi o graffi sospetti e rivolgersi tempestivamente alle strutture sanitarie.
Il ministro delle Risorse animali, Sidi Tiemoko Touré, e il collega della Salute, Pierre N’Gou Dimba, ribadiscono che solo con la collaborazione di proprietari di animali, comunità, media e cittadini sarà possibile raggiungere l’obiettivo nazionale di “zero decessi per rabbia entro il 2030”.



