In seguito all’uccisione di 40 pescatori a Todonyang, nel Turkana orientale, nord del Kenya, avvenuta a febbraio, il governo ha annunciato di avere schierato l’esercito nel tentativo di sedare possibili nuovi scontri comunitari.
Lo ha annunciato la segretaria di gabinetto della Difesa keniana Soipan Tuya, parlando ieri davanti alla Commissione difesa dell’Assemblea nazionale: in particolare, il parlamentare di Turkana Nord, Ekwom Nabuin, ha chiesto dettagli sulle indagini sulla morte di questi 40 pescatori del lago Turkana e ha chiesto di fare il punto sul risarcimento per le famiglie delle vittime: “Non si tratta solo di Turkana, si tratta della sovranità del Kenya. Che garanzia potete dare che i colpevoli saranno processati? “Perché non c’è stata alcuna protesta tramite il ministero degli Affari Esteri al governo etiope? Quali misure sono state adottate da febbraio 2025?” ha chiesto il parlamentare rivolgendosi alla ministra.
Tuya ha citato l’impegno del governo a intensificare ulteriormente l’impiego di ufficiali militari nella circoscrizione del Turkana, per “potenziare la capacità di risposta rapida. La sicurezza dei keniani è la nostra massima priorità e il governo sta adottando tutte le misure necessarie per prevenire il ripetersi di tali episodi”. La difesa keniana ha rafforzato le unità di polizia nel Turkana orientale e grazie all’aeronautica effettua monitoraggi costanti tramite elicotteri, oltre ad aver rafforzato i posti di sicurezza lungo la frontiera con l’Etiopia. Inoltre, in riferimento ai fatti di febbraio, Tuya ha detto che è stata inviata una nota di protesta al governo etiope e che l’addetto alla difesa del Kenya ad Addis Abeba è in contatto il ministero della Difesa etiope.
Inoltre, il governo keniano vorrebbe istituire una base militare permanente a Turkana East. In tal senso, Tuya ha fatto sapere che “sono in corso discussioni con il governo della contea di Turkana per accelerare l’assegnazione dei terreni, in modo che la Kdf possa avere una presenza permanente e scoraggiare future incursioni”. Un tema da non sottovalutare, visto che i conflitti tra comunità nell’area ruotano attorno proprio ai terreni e allo sfruttamento delle risorse naturali per la sopravvivenza, in un’area tra l’altro gravemente colpita negli ultimi anni dalla crisi climatica.



