Jeunesse Sportive de Kabylie, orgoglio berbero

di Valentina Milani
Jeunesse Sportive de Kabylie

A dieci anni dall’ultima partecipazione, la Jeunesse Sportive de Kabylie è tornata alla fase a gironi della Coppa dei Campioni d’Africa. La JSK, la squadra più titolata d’Algeria, è espressione della città cabila di Tizi Ouzou, il cui nome significa “Colle delle ginestre”.

Se si vuole raccontare il calcio algerino non si può prescindere dall’occupazione francese iniziata nel lontano 1830, quando l’esercito inviato da re Carlo X si impossessò di Algeri, a eccezione della Casbah. Per altri diciassette anni l’emiro Abdelkader tenne impegnata nel retroterra sahariano la neonata Legione straniera, mentre l’ultima regione ad arrendersi, soltanto nel 1857, fu proprio la Cabilia berbera, situata a cento chilometri a est della capitale e chiusa tra il mare e le vette innevate del Djurdjura.

Nella storia dell’Algeria, la Cabilia è sempre stata un discorso a parte. La sua indole indomita e ribelle è tangibile sia nel tributo di sangue versato nella guerra di liberazione, sia nella tenacia e nella perseveranza mostrata, dopo l’indipendenza, per rivendicare l’identità culturale berbera di fronte alle politiche del governo. E la JSK è stata spesso veicolo di tali rivendicazioni.

Nell’Algeria “pacificata” dei primi del Novecento, che ha pagato un prezzo di oltre un milione di morti e che vede le sue terre migliori ormai in mano ai contadini europei, nascono le prime società di calcio, tutte di matrice coloniale. Schierano in prevalenza calciatori francesi, ma non disdegnano l’apporto di arabi e berberi, che tuttavia il Codice civile esclude dalla scena politica ed economica.

Negli anni Venti, nascono i primi sodalizi arabi. Algeri e Orano vengono seguite da Mascara, Blida e Sidi Bel Abbès. Il Ministero dell’Interno alza la guardia e impone, negli acronimi delle società indigene, la lettera F di français accanto alla M di musulman. In un secondo tempo prescriverà quote di atleti europei nelle liste dei tesserati e poi addirittura percentuali di membri europei nei consigli d’amministrazione.

Chi non si allinea viene escluso dai giochi. La Federazione di Parigi divideva il territorio algerino nelle ripartizioni di: Orano a ovest, Algeri al centro e Costantina a est. Sebbene la città di Tizi Ouzou rientrasse geograficamente nella Ligue d’Alger, la sua rappresentativa coloniale, l’Olympique, orbitava lontano dalla Division Honneur. Stesso discorso vale per il Rapid, fondato nel 1929 su iniziativa autoctona.

La Jeunesse Sportive de Kabylie nasce nel dopoguerra, un anno dopo i massacri di Sétif e di Guelma: eventi determinanti per l’escalation verso la guerra di liberazione.

Esercito e gendarmeria spararono sui manifestanti armati di sole bandiere e colpevoli di chiedere alla nuova Francia, appena liberatasi dal giogo nazista, libertà e pari diritti per il popolo algerino: negli scontri furono uccisi anche 102 coloni, pretesto assunto dalla Legione straniera per portare a 20.000 il numero dei morti tra la popolazione autoctona.
I partiti politici musulmani furono soppressi e i loro leader arrestati. Ad arabi e berberi fu posto il divieto di fondare associazioni culturali e sportive, in quanto considerate contrarie all’unità nazionale.

Tuttavia, nel gennaio del 1946, in vista delle imminenti elezioni per l’Assemblea costituente, il governo di Parigi decise di abrogare il divieto per poi concedere anche l’amnistia ai detenuti politici. La JSK nacque così a fine luglio dello stesso anno, dopo mesi di riunioni indette a tale scopo da alcuni membri della Cgt, il maggiore sindacato di Francia, in un caffè chiamato appunto Jeunesse Sportive.

Era iniziato il mese sacro del Ramadan. I colori sono il verde e il rosso, gli stessi del Moloudia di Algeri, la prima squadra mussulmana, sorta nel 1921. Sono gli stessi colori della bandiera algerina: il verde dell’islam e della speranza, il rosso del sangue e dell’amore per la propria terra.

La JSK parte dal quarto livello ed è subito promossa in Terza Divisione. Dopo due stagioni consecutive di sconfitte agli spareggi, conquista la Seconda.

È il 1950. Nel 1953-54 i rossoverdi vincono il titolo di categoria e accedono finalmente alla Division Honneur. Il 1° novembre 1954, il Front de Libération National (Fln) sferra l’attacco all’invasore francese e chiama tutto il popolo algerino all’insurrezione. Il ministro dell’Interno, François Mitterrand, dichiara che l’unico termine della ribellione algerina è la guerra. Nel maggio del 19056, la JSK aderisce all’ennesimo appello dell’Fln: tutte le associazioni sportive sono invitate a boicottare le manifestazioni ufficiali.

Dal 1962 l’Algeria è indipendente. Per i primi due anni, la Serie A ricalca la suddivisione tra le tre Leghe di Orano, Algeri e Costantina. A partire dal 1964-65 il torneo è un girone unico di 16 squadre: tre punti per la vittoria, due per il pareggio e uno per la sconfitta.

A giugno, due giorni dopo l’amichevole tra la nazionale algerina e il Brasile di Pelé, il ministro della Difesa Houari Boumediène depone Ben Bella e sale alla guida del Paese. È il “Raddrizzamento rivoluzionario”. Si consolida il Partito unico, si rafforza l’esercito e si riformano i campionati.

La JSK gioca due stagioni in seconda divisione, prima che un’altra riforma la spinga in terza. Nel ‘198 Boumediène sfugge a un attentato e, nel giro di due anni, la JSK fa il doppio salto e raggiunge la Serie A, ora ridotta a 12 squadre. Le autorità ne cambiano il nome: JSK diventa Jamiat Sari Kawkabi, l’arabo sostituisce il francese e fa sparire la parola Cabilia. Nella stagione 1972-73, allenata dal rumeno Virgil Popescu la JSK vince il suo primo titolo nazionale. L’anno successivo sarà invece Petre Mindru da Bucarest a condurre Tizi Ouzou al secondo titolo consecutivo.

Intanto la Cabilia subisce le politiche di arabizzazione. I berberi nella loro lingua sono Imazighen, letteralmente “uomini liberi”. Un loro inno recita: «Algeria amata, per te diamo il sangue». Tuttavia, la lingua e la letteratura amazigh non figurano nei programmi scolastici e nei corsi universitari poiché considerate retaggio del periodo coloniale.
Nel 1977, la JSK guidata da Mahieddine Khalef e dal polacco Stefan Zywotko vince ancora il campionato e approda alla finale della Coppa d’Algeria.

Si gioca allo stadio “5 Luglio” di Algeri, davanti a 50.000 spettatori. In tribuna c’è anche Boumediène, al quale la Costituzione del 1972 ha attribuito il ruolo di presidente della Repubblica. I berberi in maglia bianca e pantaloncini verdi affrontano i giallorossi del Nasr di Hussein Dey, periferia est della capitale. L’inno nazionale, Qassaman, viene fischiato dai tifosi cabili, stanchi delle politiche panarabe importate dall’Egitto di Nasser. Cantano canzoni in lingua amazigh ed espongono striscioni nei proibiti caratteri berberi.

Dopo venti minuti, Ali Fergani porta in vantaggio l’Hussein Dey, ma i tifosi rossoverdi non smettono di cantare e di creare imbarazzo in tribuna autorità. La squadra lo sente e capovolge il risultato prima dell’intervallo.
Finisce 2-1. Il capitano, Mouloud Iboud, sale in tribuna a prendersi la coppa dalle mani di Boumediène mentre i tifosi cantano in una lingua che non vuole morire. Il giorno dopo, il 20 giugno del 1977, viene firmato il decreto che a Tizi Ouzou istituisce l’università.

Dalla stagione successiva, le autorità rinunciano all’arabo e tornano all’acronimo francese. JSK diventa JET: Jeunesse Electronic de Tizi Ouzou, la squadra viene legata alla Sonelec, la fabbrica cittadina di elettrodomestici. Il cantautore Lounès Matoub canterà: «Kksen Ay la JSK», in berbero, che significa: “Ci hanno tolto la JSK”. I tifosi invece scriveranno sui muri JET: «Jughurta Existe Toujours».

Nel marzo del 1980, su pressione del governo, il rettorato dell’Università di Tizi Ouzou annulla una conferenza del celebre letterato Mouloud Mammeri sulla poesia antica nella Cabilia. Gli studenti scendono in piazza, non solo a Tizi Ouzou ma anche ad Algeri.

È la primavera berbera. Boumediène è morto, il presidente adesso è Bendjedid, che dichiara: «L’Algeria è un Paese arabo, musulmano, algerino». In aprile, l’università occupata del capoluogo cabilo è letteralmente presa d’assalto dalle forze dell’ordine nell’Operazione Mizrana: studenti e studentesse malmenati e arrestati. Stessa sorte per gli operai solidali della Sonelec.

Nonostante ciò, la JET vince il quarto titolo nazionale e un anno dopo porterà in Algeria la Coppa dei Campioni d’Africa a spese del Vita Club di Kinshasa. La lingua berbera vive nei canti di vittoria e negli striscioni dei tifosi ora gialloverdi. Dalla stagione 1980-81, infatti, la JSK si trasferisce nel nuovo impianto chiamato “1° Novembre 1954”, dove vincerà sei campionati in dieci anni. I colori sono adesso il giallo e il verde, come la cornice di colline e ginestre che circonda Tizi Ouzou.

La nuova Costituzione del 1989 considera ancora il popolo amazigh integrato completamente nell’etnia araba. Mouloud Mammeri, come Albert Camus, muore in un incidente stradale. L’anno successivo, la nazionale algerina vince la coppa d’Africa e la JSK la sua seconda Coppa dei Campioni. Ma sta per arrivare un periodo buio per tutto il Paese.

Nel 1991-92 scoppia la guerra civile tra esercito e Gia, il braccio armato del Fis, il Fronte islamico che aveva vinto le prime elezioni libere. Saranno anni orrendi e sanguinosi. La JSK porta a casa “soltanto” due scudetti, una coppa nazionale e una Coppa delle coppe africana. La Cabilia accusa il colpo in apparente silenzio, ma esplode nuovamente nel 2001 con una seconda primaver,a che costerà stavolta oltre cento morti, mentre la JSK infilava tre coppe Caf  (l’equivalente della nostra Uefa) consecutive.

Nella nuova Costituzione, emendata a più riprese, la Repubblica Democratica e Popolare d’Algeria è definita finalmente: “Paese islamico, arabo e berbero”. Oggi più che mai, ogni volta che la JSK entra in campo, i tifosi urlano: «Anwa wagui?» – Chi sono loro? –, per poi gridare ancora più forte: «Imazighen!». “I berberi”, o, più semplicemente: “Uomini liberi”.

(Emanuele Santi)

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Credits © Le Parisien

 

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