Jane Goodall, un’assenza che parla ancora agli scimpanzé

di claudia
Jane Goodall

La morte di Jane Goodall all’età di 91 anni, il 1° ottobre, ha lasciato un vuoto importante nel mondo del conservazionismo scientifico, oltre che nei numerosi progetti africani che è stata la stessa Goodall a lanciare. Per Stephen Nderitu, 48 anni, responsabile dell’assistenza che lavora presso il santuario degli scimpanzé di Ol Pejeta da 28 anni, il 1° ottobre 2025 è stato un giorno particolarmente triste tutto il team: proprio il santuario degli scimpanzé di Ol Pejeta, che si estende su 250 acri nella contea keniana di Laikipia, nel cuore del Paese africano, e che ospita 29 scimpanzé, è diventato il simbolo vivente dell’eredità di Goodall.

Un simbolo non esente da problemi. Come infatti ha raccontato proprio Nderitu all’agenzia cinese Xinhua, di recente il personale e gli operatori del santuario si sono accorti di stare affrontando una sfida nuova. Le ricerche infatti dimostrano che gli scimpanzé sono tra gli animali più intelligenti al mondo, capaci di usare e persino modificare oggetti come strumenti per vari scopi, un fatto che sfida costantemente i loro custodi umani a essere sempre un passo avanti: “Alley, la nostra scimpanzé di 37 anni, ha capito come cortocircuitare la recinzione” che gira tutto il perimetro del santuario, una recinzione elettrificata in funzione 24 ore su 24. “Ha usato dei bastoni e ha creato un varco per sé e per gli altri per fuggire” ha raccontato Nderitu, che conclude: “Gli scimpanzé sono incredibilmente intelligenti”. Proprio questa capacità degli scimpanzé di usare e creare utensili, risolvere problemi complessi e avere abilità sociali avanzate fa di loro uno degli animali più intelligenti al mondo: la loro intelligenza, secondo gli studiosi, è supportata da una struttura cerebrale molto simile a quella umana, con cui condividono quasi il 98% del Dna. Secondo uno studio condotto dall’Università di Adelaide e dall’Evolutionary studies institute dell’Università di Witwatersrand, pubblicato sulla rivista Proceedings of the royal society, i nostri antenati, come la nota australopiteco Lucy, potrebbero essere stati meno intelligenti delle grandi scimmie di oggi, come gli scimpanzè, i gorilla e gli oranghi.

Scimpanzé

Il grande santuario di Ol Pejeta è diviso in due sezioni: 12 scimpanzé vivono sul lato occidentale, mentre 17 risiedono sul lato orientale. Gli animali vengono nutriti tre volte al giorno con una “dieta equilibrata” a base di frutta, verdura, arachidi e frutta secca, patate dolci, mais e uova, ricevono cure quando ne hanno bisogno e un’attenzione costante da parte degli operatori. Ma in fondo vivono lo stesso sogno di sempre: quello della libertà.

Dalla sua fondazione nel 1993, il santuario di Ol Pejeta ha ospitato oltre 40 scimpanzé, alcuni dei quali sono morti per malattie o cause naturali: qui, l’ultima visita di Jane Goodall in Kenya risale al 2017, un ricordo che continua a ispirare coloro che portano avanti la missione della sua vita: a fare da capofila in questo lavoro è Hugo Eric Louis, figlio di Jane Goodall, ma anche e soprattutto il personale dei santuari legati alla sua eredità, come il Tchimpounga chimpanzee rehabilitation center in Congo, il Chimp eden in Sudafrica e, appunto, il Santuario Ol Pejeta in Kenya, luoghi che restano profondamente impegnati nella salvaguardia della specie.

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