Il Ruanda introduce test di paternità prenatali per risolvere i casi di stupro

di claudia

Il governo ruandese prevede di introdurre entro gennaio 2026 dei test di paternità prenatali che aiuteranno a risolvere i casi di stupro. Lo riporta il quotidiano New Times Rwanda, che cita Charles Karangwa, direttore generale del Rwanda Forensic Institute.

Karangwa ha detto che i test di paternità prenatali dovrebbero aiutare gli inquirenti a stabilire la paternità, senza rischi ulteriori per la madre e il bambino, consentendo a chi indaga di “confermare o escludere i presunti stupratori”. Il governo ruandese finanzierà i test.

Test privati o volontari potranno essere condotti a spese dei singoli cittadini e i test previsti in questi casi utilizzeranno la tecnologia di sequenziamento di nuova generazione: nello specifico, verrà prelevato un campione di sangue dalla donna incinta e un tampone buccale dal presunto padre. Frammenti di Dna fetale presenti nel sangue della madre saranno quindi analizzati e confrontati con il Dna del presunto padre.

L’idea di introdurre questo genere di tecnologia va verso una politica di riduzione del danno che intende diminuire il numero di gravidanze adolescenziali indesiderate, la cui indagine è legalmente limitata a causa della minore età delle ragazze: nel 2024, nel Paese sarebbero stati registrati oltre 22.000 casi di gravidanze indesiderate frutto di violenza e secondo il ministero per l’Uguaglianza di genere e il sostegno alla famiglia, la maggior parte delle vittime aveva meno di 17 anni, il che ha permesso a molti autori di sfuggire all’azione penale.

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