a cura di Stefania Ragusa
Kaha Mohamed Aden se n’è andata nel 2023 ed è stata una grande perdita per tutti: per chi l’aveva conosciuta e amata come persona oltre che come scrittrice, e per chi l’aveva incontrata solo attraverso i suoi libri e avrebbe desiderato rinnovare quegli incontri. Sorella d’Inchiostro (Aiep, 2025, pp. 337, € 21), libro voluto e curato da tre persone che le sono state molto vicine nel suo percorso italiano, sia dal punto di vista relazionale sia da quello letterario, nasce dal desiderio di ricordarla e omaggiarla.
Il volume riunisce i variegati contributi di 23 autori afroitaliani, ma non è solo un’antologia di racconti della diaspora. Come scrive nell’introduzione la professoressa Itala Vivan, co-curatrice con gli scrittori Gabriella Ghermandi e Kossi Komla-Ebri, rappresenta piuttosto un mazzo di fiori: un florilegio alla memoria e all’esercizio della scrittura.
Tra questi 23 contributi, mi piace segnalare “Ti rubarono a noi come una spiga”, il saluto accorato e poetico che le rivolge lo scrittore di origine algerina Tahar Lamri. «Non puoi essere partita così, con tanti progetti aggrappati al corpo, con così tanta Somalia e Italia nelle suole dei tuoi sandali», scrive Lamri alla sua amata e perduta sorella di inchiostro, con cui aveva condiviso la fatica della migrazione e la scoperta di una nuova lingua d’espressione. «Mi rimane una consolazione », scrive Lamri. «Che ho ancora un tuo libro da leggere. Mi rimane la tristezza che non ce ne saranno altri di libri».
Kaha, in somalo, indica la luce che irradia prima dell’alba, l’aurora. Un nome perfetto per una donna che ha saputo essere una portatrice di luce.

Sorella d’Inchiostro, Aiep, 2025, pp. 337, € 21



