Il governo sudanese torna a Khartoum

di claudia
bandiera sudan

Il governo sudanese è rientrato a Khartoum, ponendo fine a un trasferimento durato quasi tre anni a Port Sudan, deciso dopo lo scoppio della guerra nella capitale nell’aprile 2023. Lo ha dichiarato ieri primo ministro Kamil Idris.

Parlando in conferenza stampa, Idris ha definito il ritorno “finale e comprensivo”, precisando che solo alcuni dipartimenti starebbero completando le procedure di trasferimento. Diversi uffici hanno ripreso a operare in sedi provvisorie in quartieri del centro e del sud della capitale, mentre il Palazzo presidenziale e vari edifici ministeriali restano inutilizzabili a causa dei danni subiti.

Il rientro avviene dopo la riconquista di Khartoum da parte dell’esercito nel maggio 2025 e dopo una campagna per ripristinare infrastrutture e collegamenti essenziali, in particolare rete elettrica, acqua e viabilità. Alcune reti, tra cui internet e fognature, risultano tuttora in fase di riparazione dopo saccheggi e distruzioni avvenuti durante il controllo di parti della città da parte delle Forze di supporto rapido (Rsf).

Idris ha presentato la decisione come un passo verso una “pace inevitabile”, affermando che eventuali negoziati dovranno produrre un accordo “che soddisfi tutti i sudanesi”. Ha inoltre detto di attendersi che il Sudan possa rientrare nell’Unione africana nel corso dell’anno, sostenendo che sono in corso contatti per superare la sospensione del Paese.

Rivolgendosi ai residenti del distretto di Bahri, il primo ministro ha affermato che la legge di bilancio 2026 non prevedrà nuove tasse e ha prospettato un calo dell’inflazione al 70% e una crescita del Pil del 10%. Ha aggiunto che sanità, istruzione e servizi di base – inclusi elettricità e sanificazione – saranno tra le priorità, definendo il 2026 “l’anno della pace”.

Il governo sudanese aveva spostato le sue attività a Port Sudan alla fine di aprile 2023 dopo l’inizio dei combattimenti tra Forze armate sudanesi (Saf) e Rsf, che hanno devastato Khartoum e provocato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati. 

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