I “principi nigeriani” troppo generosi ora rischiano il carcere

di Valentina Milani

Promettono eredità favolose, si spacciano per discendenti di famiglie aristocratiche e chiedono piccoli anticipi per sbloccare fortune inesistenti. È il copione di una delle truffe più conosciute di internet, quella dei cosiddetti “principi nigeriani”, contro cui Abuja sta rafforzando la propria offensiva. Le autorità della Nigeria puntano a individuare e perseguire con maggiore efficacia i responsabili di questi raggiri, che continuano a colpire vittime anche al di fuori del continente africano.

Nei giorni scorsi, il ministro dell’Innovazione, della scienza e della tecnologia nigeriano, Kingsley Tochukwu Ude, intervenendo al secondo Forum digitale globale in corso a Mosca, in Russia, ha detto che attualmente le autorità nigeriane si avvalgono «della Commissione per i reati finanziari ed economici per rintracciare i responsabili. Poi li arrestiamo e li perseguiamo». Secondo Udeh, le forze dell’ordine nigeriane sono diventate più efficaci nell’individuare i luoghi in cui operano questi truffatori: l’espressione «principi nigeriani» si riferisce a truffatori che inviano messaggi agli utenti di internet fingendosi appartenenti a ricche famiglie aristocratiche o persino a famiglie reali africane. Una volta adescate kle vittime, i truffatori promettono una parte di una cospicua eredità o l’accesso a fondi familiari in cambio di assistenza nei trasferimenti di denaro e della copertura dei costi associati alle transazioni finanziarie.

Dopo il pagamento iniziale, i truffatori spesso continuano a richiedere ulteriori bonifici senza consegnare i fondi promessi. Nonostante il nome, questi schemi vengono utilizzati dai criminali non solo in Nigeria, ma anche in altri Paesi: la criminalità informatica rimane un problema pressante in tutta l’Africa. Alla fine di febbraio, l’Interpol ha riferito che le forze dell’ordine di 16 Paesi africani hanno arrestato 651 persone e sequestrato oltre 4,3 milioni di dollari nell’ambito di un’operazione congiunta contro la criminalità informaticacondotta tra dicembre 2025 e gennaio 2026.

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