La maestra puntò la bacchetta sullāimmagine di una chitarra acustica. Ā«Chi vuole sillabare questa parola?Ā». Alzai la mano, col sorriso della certezza stampato in faccia. Ā«G-H-I-T-A-R-E. GhitareĀ». La classe scoppiò a ridere. Ā«Marilena, in italiano questa ĆØ una chiatarra. So che in africano ĆØ diverso. Cerca solo di non confondere più le due lingue, va bene?Ā». Lāafricano raggruppava, a dire della maestra Pennacchia, le migliaia di lingue e i dialetti che costellavano lāAfrica intera.
Quello che avete appena letto ĆØ un estratto di Negretta. Baci Razzisti, lāultimo libro di Marilena Umuhoza Delli. Madre rwandese, padre bergamasco, Marilena nasce in Abruzzo, cresce a Bergamo e oggi vive con il marito americano a Venezia. Negretta ĆØ un romanzo largamente autobiografico costruito attorno a una successione di flash: aneddoti liberamente ispirati alla sua storia personale, che fanno sorridere ma più spesso pensare e provare un poā di vergogna. I personaggi appaiono nella loro complessitĆ . La madre Chantal, orgogliosa e ostinata, insorge legalmente contro il tentativo di non farla votare da parte del comune di Bergamo, ma ĆØ anche strenuamente convinta della superioritĆ dei bianchi e si impegna allo spasimo per sbiancare la figlia. Il padre ĆØ un ex missionario, ha lasciato lāabito talare per sposare una donna africana ma ĆØ anche un leghista sfegatatoā¦
Il libro sta avendo molto successo, ma cāĆØ anche chi ha contestato questa doppiezza dei personaggi, in particolare la madre, che con le sue contraddizioni finirebbe con lāincarnare un modello negativo. Ā«Si tratta invece di una figura complessa che ricalca la realtĆ . Mia madre era cosƬ. Non ha sopportato che le si negasse il diritto di voto, ma era convinta, una convinzione che si portava dietro dal Rwanda, che la vita sarebbe stata meno dura se fossi stata più bianca. Crescendo ho capito le sue ragioni e, pur non condividendo la sua impostazione mi ĆØ stato chiaro che essa nasceva da un intento protettivo. Certo, avrei potuto immaginare un personaggio diverso e sarebbe stato più semplice fare passare un messaggio antirazzista: bianchi oppressori, neri combattivi. Ma il mio intento non era questoĀ».
Qual era il suo intento? Ā«Raccontare una storia simile a quella che ho vissuto io e capire se in essa potessero riconoscersi altre persone della mia etĆ e della mia condizione. In molti effettivamente si stanno riconoscendo e mi dicono di aver vissuto lāinfanzia con il medesimo senso di inadeguatezza e spaesamento che ha accomapagnato me, soffrendo per gli atteggiamenti razzisti e discriminatori. Negretta, parola che dĆ il titolo al romanzo, era il modo in cui venivo comunemente chiamata non solo dai compagni ma anche dagli insegnanti. Baci razzisti, le forme di attenzione che ho spesso ricevuto: erano forme di riconoscimento, ma non esprimevano rispetto. Mia madre mi diceva che dovevo prepararmi a fare di più e meglio degli altri per essere accettata. Il mio intento era anche provare a esprimere anche la complessitĆ . Le narrazioni binarie, buoni di qui, cattivi di lĆ e la linea del colore come spartiacque, sono facili ma non veritiereĀ».
In Italia però cāĆØ un problema di razzismo. Ā«Assolutamente sƬ e io lāho vissuto sulla mai pelle, e ho potuto anche rendermi conto che il razzismo qui ha una sua fenomenologia specifica. Qui non cāĆØ la polizia che spara sui neri, caso mai ci sono violenze generalizzate delle forze dellāordine che colpiscono tutte le categorie sociali marginali. CāĆØ però una legge, quella sulla cittadinanza, che ĆØ anacronistica e discriminatoria. Anacronistica e ostruzionistica. Non solo per il rifiuto di principio dello ius soli, ma anche per i tempi dāattesa estenuanti. Chi ĆØ nato e ha risieduto ininterrottamente sul suolo italiano, a 18 anni può presentare domanda di cittadinanza. Ma da quel momento, se tutto va bene, ci vogliono almeno altri quattro anni per concludere l’iter. Quattro anni segnati dallāimpossibilitĆ di esercitare il diritto di voto e di muoversi liberamente, tra lāaltro in una fase delicata e strategica della vita di un giovane. E ovviamente non ĆØ un problema legato al colore. Io, per inciso, non ce lāho. Sono sempre stata cittadina italianaĀ».
Rispetto agli anni ā80 la situazione ĆØ cambiata. O no? Ā«Sicuramente. Ci sono numeri diversi e anche le denunce per episodi di razzismo, in costante aumento, rappresentano un indicatore positivo. Ci dicono che infatti che la consapevolezza sta crescendo, che le persone sempre piĆ spesso scelgono di opporsi a certi trattamenti con gli strumenti legali disponibili. Non solo, anche tra le persone va diffondendosi lāidea che essere misti, appartenere a più mondi, non rappresenta un handicap ma piuttosto una ricchezza. Quando ero piccola questo aspetto non era affatto preso in considerazione. Anche mia madre ĆØ cambiata: se ieri mi pressava per passare inosservata, oggi mi incoraggia a scrivere e a fare la mia parte per contribuire al dibattitoĀ».
Sul piano culturale, in effetti, cāĆØ un grosso lavoro da fare. Ā«Bisogna attivarsi per creare connessioni, ponti, mescolanze. Scrivere e testimoniare ĆØ solo una parte. Ci sono anche altre cose. Sono fotografa e regista; con mio marito, Ian Brennan, che ĆØ un produttore musicale, abbiamo lavorato a oltre 30 album per sostenere gli artisti di strada di paesi considerati periferici dallāindustria musicale, soprattutto dallāAfrica, terra delle mie radici. Abbiamo cominciato dal Rwanda. Poi siamo passati al Malawi, Sud Sudan, Tanzania e ad altri paesi. Tra i vari riconoscimenti internazionali abbiamo ricevuto un Grammy, lāOscar della musica, nel 2012 per lāalbum āTassili’ e una nomination nel 2016 per lāalbum āZomba Prison Projectā, registrato in una prigione di massima sicurezza in Malawi (per approfondimenti: www.MarilenaDelli.com). Lāimpegno antirazzista da parte degli attori della cultura e dellāarte sta effettivamente producendo buoni frutti. Anche in settori come la moda. Io sono molto felice che, per esempio, che la designer di origine haitiana Stella Jean abbia firmato la postfazione del mio libroĀ».
Stella Jean ĆØ una stilista affermata. āReclutarlaā ĆØ stato complicato? Ā«Sono cresciuta nella quasi assenza di modelli neri positivi, e Stella ĆØ per me lāesempio vivente di una donna carismatica e intraprendente, attiva anche nellāimpegno sociale. Quando nel 2016 ĆØ uscito il mio primo libro (Razzismo allāitaliana. Cronache di una mezzosangue, Aracne editore), lāavevo contattata ā senza troppa speranza in realtĆ ā per chiederle una frase, un commento in sostegno del mio lavoro da riportare in copertina. Lei ha accettato e lo ha fatto anche stavoltaĀ».
Attorno al fenomeno degli scrittori afroitaliani oggi cāĆØ molto interesse. Come la vede? Ā«Mi fa piacere ovviamente e penso che sia un bene, perchĆ© cāĆØ tanto da dire. Ma se considero la cosa sul lungo periodo, il mio desiderio ĆØ che questo filone presto perda la sua ragion dāessere e scompaia. Lāobiettivo degli scrittori afroitaliani dovrebbe essere quello di potere essere considerati scrittori tout e non solo ritenuti rilevanti nel contesto di tematiche legate allāidentitĆ e al razzismoĀ».Ā
(Stefania Ragusa)



