Haile Gerima in Italia: il cinema riapre le ferite del colonialismo

di Marco Trovato

Dal 2 al 17 novembre, il regista etiope Haile Gerima attraversa sei città italiane per presentare Black Lions, Roman Wolves, film monumentale sull’invasione fascista dell’Etiopia. Proiezioni e incontri diventano occasioni per interrogare le eredità del colonialismo, restituire voce alle memorie negate e aprire nuovi spazi di confronto. A Bologna, tre giornate coinvolgeranno anche le reti decoloniali del territorio. Un evento da vivere e da sostenere

Una folata di vento dagli altopiani etiopi arriva in Italia per scuotere una memoria troppo a lungo soffocata. È il vento di Black Lions, Roman Wolves, l’opera monumentale con cui il regista etiope Haile Gerima riporta al centro della scena una pagina rimossa della storia europea: la colonizzazione italiana dell’Etiopia, le sue violenze e le narrazioni che, per decenni, hanno cercato di legittimarla o di relegarla ai margini della coscienza collettiva.

Dopo l’accoglienza riservata al film alla Berlinale – Forum 2026, il maestro del cinema etiope sarà in Italia dal 2 al 17 novembre per un tour che toccherà Firenze, Torino, Roma, Bologna, Milano e Padova. Un viaggio culturale fatto di proiezioni, incontri pubblici e momenti di confronto, accompagnato dalla coproduttrice Shirikiana Aina. L’iniziativa è promossa dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza e dalla Rete Yekatit 12-19, insieme a una costellazione di realtà culturali, cinematografiche, universitarie e decoloniali.

Al centro del percorso c’è un interrogativo che riguarda tanto l’Etiopia quanto l’Italia: chi ha il potere di raccontare la storia? E che cosa accade quando le comunità che hanno subito la violenza coloniale rivendicano il diritto di ricostruire il proprio passato, sottraendolo alle interpretazioni di chi ha esercitato quel potere?

«Un’ossessione lunga trent’anni»

«Black Lions, Roman Wolves è un’ossessione lunga trent’anni», ha dichiarato Gerima. Un lavoro che, racconta il regista, ha trasformato la sua stessa idea di narrazione. «È una storia di memoria, o meglio, del mio diritto a ricordare una vicenda completamente dominata dalle narrazioni europee». Il cineasta denuncia così una disparità che non riguarda soltanto le interpretazioni del passato, ma anche il controllo delle fonti: gli archivi, i documenti e gli strumenti attraverso cui una vicenda storica viene ricostruita, trasmessa e riconosciuta.

La storia a cui Gerima dedica il film è quella dei tentativi italiani di sottomettere l’Etiopia, culminati nell’invasione fascista del 1935 e nella proclamazione dell’Impero nel 1936. Una conquista accompagnata dall’impiego di armi chimiche, da stragi e repressioni, e dalla costruzione di un apparato propagandistico che presentava l’aggressione come una missione di civilizzazione. La resistenza etiope, invece, è stata spesso marginalizzata nella memoria pubblica italiana, mentre il colonialismo è rimasto a lungo ai margini dei programmi scolastici, del dibattito politico e della rappresentazione culturale nazionale.

Ilregista Haile Gerima

Il film si inserisce in una ricerca artistica e politica che attraversa da decenni il lavoro di Gerima, tra le voci più autorevoli del cinema indipendente africano e della tradizione cinematografica della diaspora. Per il regista, il cinema non è soltanto uno strumento per rappresentare il passato, ma un terreno di confronto sul diritto alla memoria e sulla possibilità di restituire complessità alle esperienze di chi è stato escluso dalle narrazioni dominanti.

In Italia, il suo arrivo incontra una rete di persone, associazioni e istituzioni che da anni lavorano per riportare il colonialismo al centro della discussione pubblica. Una rete fluida, composta da soggetti diversi, che condivide la necessità di rompere il silenzio e affrontare le contraddizioni di una storia con cui il Paese non ha ancora fatto pienamente i conti. Come una rete micorrizica, questo insieme di relazioni si sviluppa sotto la superficie, connette esperienze e competenze differenti e crea spazi di confronto che difficilmente potrebbero nascere da un’unica iniziativa.

Sei città, un percorso attraverso la memoria

Il tour sarà anche l’occasione per mettere in relazione la memoria storica con le questioni del presente: il razzismo, le eredità del colonialismo, la costruzione delle identità e il ruolo delle comunità afrodiscendenti nella società italiana. Non una semplice retrospettiva cinematografica, dunque, ma un percorso di ascolto e discussione in cui il film diventa il punto di partenza per interrogare il modo in cui il passato continua a influenzare il presente.

Il viaggio comincerà a Firenze il 2 e 3 novembre, nell’ambito del Festival dei Popoli, il Festival internazionale del film documentario. Il 2 novembre Black Lions, Roman Wolves sarà presentato al cinema La Compagnia, con un incontro con il regista al termine della proiezione. Il giorno successivo Gerima parteciperà a un talk presso The Recovery Plan.

Dal 4 al 7 novembre sarà la volta di Torino. Il film verrà proiettato al Cinema Massimo, sede del Museo Nazionale del Cinema, il 4, 5 e 6 novembre, con la presenza del regista. Il 5 novembre è previsto inoltre un incontro al Polo del ’900 nell’ambito del progetto Controcampi, dedicato alle prospettive critiche sulla storia e sulla memoria.

L’8 e il 9 novembre Gerima sarà a Roma, dove Black Lions, Roman Wolves verrà presentato al Nuovo Cinema Aquila in collaborazione con Un Ponte Per e l’Associazione Culturale Arene Decoloniali. Il 9 novembre sono in programma una proiezione e un incontro con il regista al Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza Università di Roma.

Bologna, tre giorni di cinema e dialogo

Dal 10 al 12 novembre il tour farà tappa a Bologna, con un programma che intreccia cinema, ricerca storica e confronto con le realtà del territorio.

Martedì 10 novembre, dalle 10 alle 19.30, il Cinema Modernissimo ospiterà la proiezione di Black Lions, Roman Wolves, a cura della Cineteca di Bologna, alla presenza di Gerima. Al termine è previsto un incontro con il regista.

Mercoledì 11 novembre, dalle 18 alle 20, l’appuntamento si sposterà alla Biblioteca Amilcar Cabral, luogo di riferimento per gli studi e le iniziative interculturali, per un momento di approfondimento e discussione.

Giovedì 12 novembre, dalle 18, al Nassau si terrà una giornata dedicata alle reti decoloniali, pensata come uno spazio per condividere esperienze, storie e percorsi di attivismo e ricerca. L’obiettivo è mettere in dialogo le diverse realtà che sul territorio lavorano sulla memoria coloniale, favorendo l’incontro tra generazioni, comunità e linguaggi.

Per rendere possibile questa giornata, gli organizzatori lanciano un appello alla partecipazione e al sostegno attraverso una campagna di cruwdfunding: contribuire all’accoglienza del regista significa aiutare a costruire uno spazio collettivo di confronto, oltre a sostenere concretamente l’organizzazione dell’iniziativa.

Dal 13 al 15 novembre Gerima sarà a Milano. La Cineteca Milano Arlecchino ospiterà l’anteprima milanese del film, articolato in tre parti e programmato l’11, il 13 e il 14 novembre nell’ambito del festival Piccolo Grande Cinema, in collaborazione con il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (FESCAAAL). Il 14 novembre è previsto un appuntamento con proiezione e domande al regista, mentre il 15 novembre Gerima parteciperà a un talk al MUDEC – Museo delle Culture. Il tour si concluderà a Padova il 16 e 17 novembre, con una proiezione e un incontro con il regista presso l’Aula 1 del complesso Beato Pellegrino dell’Università di Padova.

Ascoltare il ruggito dei leoni neri

Il passaggio di Haile Gerima in Italia è un’occasione per guardare oltre la rappresentazione consolidata del passato coloniale e interrogare le omissioni che ancora segnano la memoria nazionale. Se per decenni l’immaginario italiano ha raccontato l’espansione coloniale attraverso le categorie della conquista, dell’avventura e della presunta civilizzazione, Black Lions, Roman Wolves invita a cambiare prospettiva: ascoltare le voci di chi quella storia l’ha vissuta e tramandata, riconoscendo loro piena autorità nel raccontarla.

Il ruggito dei leoni neri evocato dagli organizzatori è quello di una memoria che torna a farsi sentire, contrastando l’eco dei lupi romani che ha accompagnato per generazioni la narrazione nazionale. Non si tratta di sostituire una retorica con un’altra, ma di aprire gli archivi, moltiplicare i punti di vista e restituire spazio alle storie rimaste ai margini.

Perché fare i conti con il colonialismo non significa soltanto ricordare ciò che è accaduto. Significa riconoscere come quella storia continui ad agire nel presente e assumersi la responsabilità di discuterla pubblicamente. Il viaggio di Gerima offre l’opportunità di farlo attraverso il cinema, ma soprattutto attraverso l’incontro: tra chi custodisce memorie differenti, chi le studia e chi vuole contribuire a costruire una coscienza storica più consapevole e condivisa.

La scrittrice Gabriella Ghermandi invita a non perdere questa occasione: «È un’opportunità preziosa per ascoltare una voce che restituisce agli etiopi il diritto di raccontare la propria storia e per confrontarci con una pagina del nostro passato che non possiamo continuare a ignorare».

Condividi

Altre letture correlate: