Cinque diplomatici della Guinea Equatoriale si barricano al buio in un palazzo da 100 milioni su Avenue Foch pur di sventare l’asta giudiziaria
di Andrea Spinelli Barrile
Sono cinque i diplomatici della Guinea Equatoriale che vivono da settimane asserragliati al quarto e al quinto piano di un lussuoso palazzo al civico 42 di avenue Foch, a Parigi, senza acqua né corrente elettrica. Gli occupanti sono diplomatici: l’ambasciatore Juan Ndong Nguema Mbengono, due primi segretari, l’addetto militare e il capo del protocollo. Secondo alcuni esponenti del partito Cored, all’opposizione in Guinea Equatoriale, ma in esilio, i diplomatici starebbero ubbidendo a un ordine giunto direttamente da Malabo, dopo che a giugno, il Tribunale di Parigi ha ordinato lo sfratto dagli appartamenti, oltre al cambio delle serrature e la disattivazione dei sistemi di sicurezza in tutto l’edificio
Un’occupazione di lusso
La vicenda, in realtà, è molto più grande, affonda le radici nel tempo e riguarda l’intero immobile al civico 42 di avenue Foch, nel XVI arrondissement, uno dei palazzi più belli di tutta la città dal quale si vede l’Arco di Trionfo. Avenue Foch è una delle dodici strade che convergono sull’Étoile, uno degli indirizzi più prestigiosi della capitale francese, nata come avenue dell’Imperatrice nel 1854. Al civico 36, viveva Maria Callas, dopo la fine della relazione con Onassis. L’intero palazzo, un hotel particulier di oltre 4.000 metri quadri distribuito su sei piani e dotato di oltre 100 stanze, sale cinema, discoteca privata, hammam e finiture di lusso come le rubinetterie d’oro, è stato comprato nel dicembre 2004 per circa 25 milioni di euro attraverso una struttura societaria schermata, composta da cinque società di diritto svizzero di cui era azionista unico Teodorin Nguema Obiang Mangue, figlio del presidente equatoguineano, suo vice ed erede. L’edificio è stato al centro di una lunga diatriba giudiziaria, nata dall’inchiesta francese della procura di Parigi sui cosiddetti “biens mal acquis” (beni acquisiti illecitamente e riciclati in Francia) avviata a fine degli anni 2000 e al termine della quale Nguema è stato riconosciuto colpevole di appropriazione indebita e riciclaggio di denaro, indebitamente accumulato in patria.
Nel tentativo di sottrarre il palazzo alla giustizia francese, il governo di Malabo lo aveva dichiarato nel 2011 sede ufficiale della propria rappresentanza diplomatica, ma la Corte internazionale di giustizia alla quale si appellarono i diplomatici africani diede torto a Malabo e negò le eccezioni sull’immunità, confermando la confisca dell’immobile con una sentenza della Corte di Cassazione, nel luglio 2021. La famiglia Obiang, che definisce la messa in vendita dell’immobile illegale minacciando «contromisure diplomatiche», si è vista dare torto due volte dalla Corte internazionale di giustizia e i tribunali francesi, per tutti e tre i gradi di giudizio, hanno concluso che le spese del vicepresidente equatoguineano erano incoerenti con il suo stipendio ufficiale, riflettendo invece milioni di euro scomparsi dalle casse pubbliche e finiti sui suoi conti personali all’estero.

Oggi, in uno degli edifici più prestigiosi di Parigi vivono cinque squatter di lusso, costretti a resistere allo sfratto da un ordine di servizio, in condizioni che non sono note. L’immobile, il cui valore oggi è stimato in oltre 100 milioni di euro, è gestito dall’agenzia statale francese Agrasc ed è oggetto di aste giudiziarie ed ispezioni per la vendita. Il 9 settembre scorso sono cominciate le visite dei nuovi possibili acquirenti, dopo che il Tribunale ha confiscato l’immobile e lo ha messo all’asta. L’addetto militare equatoguineano, pochi giorni dopo, secondo Radio Macuto, avrebbe cacciato in malo modo alcuni possibili acquirenti, informazione mai smentita dalla missione diplomatica. Il paradosso è che mentre l’Agrasc porta avanti le pratiche di sfratto e messa in vendita la bandiera equatoguineana continua a sventolare dal pennone sul tetto dell’edificio.
Il tesoro di Teddy
Oltre alle rubinetterie d’oro e alla discoteca, la perquisizione del palazzo da parte della polizia francese ha svelato un vero e proprio caveau di eccentricità. Al momento del sequestro dell’immobile, che fu spettacolare e del quale vi sono diverse immagini di servizi giornalistici delle tv francesi, la finanza transalpina trovò al suo interno una collezione di vini d’annata tra i più costosi al mondo (tra cui decine di bottiglie di Romanée-Conti del valore di migliaia di euro ciascuna), quadri di Degas e Renoir, una collezione, del valore di diversi milioni di euro, di cimeli di Michael Jackson (c’erano anche i celebri guanti bianchi tempestati di cristalli che la celebre pop-star indossò durante il tour di Bad).

Durante le indagini, la polizia francese ha sequestrato nel palazzo una flotta di auto da sogno, un vero e proprio garage da hypercar, il cui valore complessivo superava i 10-12 milioni di euro: due Bugatti Veyron (una delle auto più costose e veloci del mondo), di cui una in una rarissima versione Grand Sport, una Maserati MC12 (prodotta in pochissimi esemplari), una Porsche Carrera GT, una Ferrari 599 GTO e una Aston Martin One-77, oltre a diverse Rolls-Royce (tra cui una Phantom Drophead Coupé), Bentley e Maybach, usate pochissimo e tutte praticamente nuove. Nel 2011, quando i giudici ordinarono il primo sequestro dei beni mobili, la polizia francese dovette far arrivare diversi camion speciali su avenue Foch per portarle via tutte insieme, bloccando il viale davanti ai flash dei fotografi. Due anni dopo, nel 2013, lo Stato francese le ha vendute all’asta per oltre 3 milioni di euro (una cifra poi considerata persino “bassa” rispetto al valore odierno di quei modelli).
Prima del sequestro del 2011 Nguema intuì il pericolo per la sua collezione e, temendo che i giudici potessero bloccare tutto, ordinò di imbarcare e spedire segretamente le sue auto rimanenti fuori dalla Francia, portandole in Svizzera. Qui, nel 2016, le autorità elvetiche intercettarono una flotta di 25 modelli nella zona cargo dell’aeroporto di Ginevra, in partenza su un aereo merci. Tra queste, la terza Bugatti Veyron di Nguema, oltre a una Koenigsegg One e una Lamborghini Veneno Roadster, auto vendute nel 2019 dalle autorità svizzere all’asta per 27 milioni di franchi svizzeri, devoluti poi in beneficenza.
La guerra immobiliare
Lo scontro sull’immobile parigino e sul tesoro di “re Mida” contenuto al suo interno ha innescato una guerra immobiliare tra Malabo e Parigi, con il governo della Guinea Equatoriale che ha minacciato direttamente gli asset fondiari e gli accordi bilaterali francesi nel Paese africano. In base agli accordi bilaterali vigenti, la Guinea Equatoriale mette a disposizione della Francia a titolo gratuito (per una durata di 50 anni rinnovabili) due terreni, uno dove sorge l’ambasciata francese a Malabo e l’altro che ospita la Maison de la Francophonie, a Bata, per i quali il vicepresidente Teodorin Nguema Obiang in persona ha paventato l’applicazione del «principio di reciprocità», arrivando anche a minacciare formalmente la rottura delle relazioni diplomatiche e l’espulsione immediata dell’ambasciatore e del personale diplomatico francese dalla capitale. La questione si è di recente allargata alla cooperazione militare tra Malabo e Parigi: tra le possibili ritorsioni minacciate da Nguema figura la chiusura della scuola navale del porto di Tica, creata nell’ambito di un programma congiunto e gestita con la cooperazione militare francese per l’addestramento delle marine del Golfo di Guinea.
Questo stallo secondo alcuni osservatori imbarazza molto Parigi, che ha poche carte in mano e sta cercando di evitare lo sgombero forzato, con la polizia, dei diplomatici squatter: l’obiettivo è non creare un incidente diplomatico davanti alle telecamere.



