Elezioni in Camerun, politici divisi sui risultati

di claudia

La rielezione del presidente camerunense Paul Biya, annunciata dal Consiglio costituzionale con il 53,66% dei voti, ha suscitato reazioni contrastanti nel Paese, alimentando tensioni post-elettorali già evidenti dopo le elezioni del 12 ottobre. Mentre alcune forze politiche hanno riconosciuto formalmente i risultati, altri continuano a denunciare presunte frodi e chiedono un chiarimento sulla validità del voto. Ne parla in un articolo il Journal du Cameroun.

Tra coloro che hanno accolto la vittoria di Biya, il presidente del Partito Camerun per la riconciliazione nazionale, Cabral Libii, che ha dichiarato di aver preso atto dei risultati e si è congratulato con il presidente eletto, invitando i propri sostenitori a concentrarsi sulle elezioni legislative e municipali previste per febbraio 2026. Analogamente, Denis Emilien Atangana, leader del Fronte democratico del Camerun, ha inviato una lettera di congratulazioni al presidente e ha espresso i migliori auguri per il successo del nuovo mandato.

Altre forze politiche, invece, hanno espresso forti dubbi sull’andamento del voto. Joshua Osih, presidente del Fronte socialdemocratico (Sdf), ha riconosciuto la sconfitta ma ha denunciato la “privazione dei diritti e le frodi” che avrebbero influenzato la scelta del Presidente della Repubblica. Osih ha sottolineato che “le fondamenta politiche e morali della nostra nazione devono essere ricostruite”, aggiungendo che il Camerun non ha bisogno di un nuovo leader oggi, ma di una nuova Repubblica. Ha chiesto il rilascio immediato di tutti i rapiti, misure urgenti per calmare la situazione e l’avvio di riforme ampie e inclusive.

La candidata dell’Unione Democratica del Camerun (Udc), Patricia Tomaino Ndam Njoya, arrivata quinta alle presidenziali, ha respinto “solennemente” i risultati, denunciando una “confisca della scelta popolare da parte di interessi che rifiutano la trasparenza del processo democratico”. L’Udc ha chiesto un dialogo nazionale inclusivo, una riforma elettorale consensuale e la garanzia del diritto dei cittadini a manifestare liberamente.

Anche Akere Muna, candidato alla presidenza e membro della società civile, ha condannato la tornata elettorale definendola “fraudolenta” e ha accusato il Consiglio costituzionale di essersi trasformato in “timbro di gomma della tirannia”. Muna ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici e dei cittadini detenuti arbitrariamente, sottolineando la necessità di un dialogo nazionale sovrano per affrontare la crisi politica in atto.

Le reazioni divergenti riflettono la profonda polarizzazione politica del Camerun e l’incertezza sulle prossime mosse della società civile e dei partiti di opposizione. La comunità internazionale osserva con preoccupazione le tensioni in alcune città, dove gruppi di manifestanti hanno organizzato blocchi stradali e altre forme di protesta, mentre le autorità ribadiscono la necessità di mantenere l’ordine. Gli analisti avvertono che senza un confronto politico serio e riforme credibili, le tensioni post-elettorali potrebbero far precipitare il Paese in una nuova crisi istituzionale. 

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