di Enrico Casale
Un nuovo rapporto di Oxfam avverte che la siccità sta distruggendo raccolti e pascoli, facendo esplodere il prezzo dell’acqua e spingendo sempre più famiglie verso la fame
Una nuova grave emergenza alimentare e idrica minaccia il Corno d’Africa. Secondo un recente allarme lanciato da Oxfam, quasi 26 milioni di persone in Somalia, Kenya ed Etiopia stanno affrontando livelli estremi di fame a causa del fallimento dell’ultima stagione delle piogge, mentre 58 milioni di abitanti non hanno accesso regolare ad acqua potabile. In alcune delle aree più colpite della Somalia il prezzo dell’acqua è addirittura aumentato del 2.000% in un solo anno, rendendo impossibile per molte famiglie acquistare anche solo una tanica da venti litri.
La crisi è l’ennesimo capitolo di una siccità che dura ormai da anni e che sta riportando l’Africa orientale sull’orlo di una carestia diffusa. Gli esperti sottolineano che la regione non si è ancora ripresa dalla devastante sequenza di stagioni delle piogge fallite tra il 2020 e il 2023, la più lunga e severa mai registrata nel Corno d’Africa.
Il nuovo fallimento delle piogge tra ottobre e dicembre 2025 ha peggiorato una situazione già estremamente fragile. In vaste aree rurali pozzi e corsi d’acqua si sono prosciugati, i raccolti sono stati distrutti prima della raccolta e i pascoli sono diventati aridi. Le conseguenze sono immediate: milioni di famiglie che vivono di agricoltura o pastorizia stanno perdendo le proprie fonti di sostentamento.
In Somalia la situazione appare particolarmente drammatica. Le stime indicano 6,5 milioni di persone in condizioni di grave insicurezza alimentare, quasi il doppio rispetto ai dati registrati all’inizio del 2025. Secondo gli analisti, una persona su tre nel Paese potrebbe trovarsi in una situazione di crisi alimentare tra febbraio e marzo 2026. Anche la malnutrizione acuta è in forte aumento, con numerose comunità ormai incapaci di garantire un pasto quotidiano ai propri figli.

La carenza d’acqua rappresenta uno dei problemi più urgenti. Con fiumi e pozzi superficiali ormai asciutti, in molte zone le famiglie devono percorrere fino a 15 chilometri per riempire una sola tanica da 20 litri, spesso trasportata da donne e ragazze. In alcune regioni della Somalia il costo dell’acqua è passato da circa 6 centesimi di dollaro a oltre un dollaro per tanica, un aumento superiore al 2.000%. Per famiglie che hanno già perso raccolti, bestiame e reddito, l’acqua è diventata un bene di lusso.
L’impatto economico e sociale è devastante soprattutto per le comunità pastorali. Il bestiame rappresenta infatti la principale fonte di reddito e di alimentazione, ma la siccità sta decimando gli animali. In Somalia nel 2025 sono morti 1,4 milioni di capi di bestiame e altri 2,5 milioni sono considerati a rischio. In Kenya settentrionale la produzione di latte – alimento essenziale per molte famiglie – è già diminuita di oltre la metà.
In Etiopia, invece, le conseguenze si vedono soprattutto nei raccolti. In alcune zone dell’est del Paese i deficit di pioggia hanno provocato perdite agricole comprese tra il 34% e il 54%, riducendo le scorte alimentari delle famiglie contadine.
Il deterioramento della sicurezza alimentare rischia inoltre di provocare nuovi spostamenti di popolazione. In Somalia, dove la siccità si somma a conflitti e instabilità, milioni di persone sono già sfollate interne e altre potrebbero essere costrette a lasciare i villaggi per cercare acqua e cibo.

A rendere la situazione ancora più critica è la carenza di finanziamenti umanitari. I piani di risposta internazionale sono sottofinanziati. Nel 2025 il piano umanitario per la Somalia ha ricevuto solo il 29% dei fondi necessari, mentre per il 2026 finora è stato coperto appena il 13,4% del fabbisogno stimato.
Secondo le organizzazioni umanitarie la combinazione tra cambiamenti climatici, povertà strutturale e fragilità politica rende il Corno d’Africa una delle regioni più vulnerabili del pianeta. Eventi climatici estremi sempre più frequenti – siccità prolungate alternate a piogge violente – stanno erodendo progressivamente la capacità di sopravvivenza delle comunità rurali.
Per milioni di persone la prossima stagione secca potrebbe rappresentare un punto di non ritorno. Oxfam denuncia che, senza interventi immediati per garantire acqua, cibo e sostegno alle economie locali, la regione rischia di scivolare in una nuova carestia su larga scala.



