Ciad: studiare da rifugiate. Piccole bambine e grandi donne

di Stefania Ragusa
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Il Ciad è uno dei paesi più poveri del mondo. Nell’ultima classifica dell’UNDP sullo sviluppo umano (2016) si è classificato al 186° posto, precedendo solo il Niger e la Repubblica Centrafricana. Il Ciad però è anche uno dei paesi ad essersi fatto più carico nell’accoglienza dei rifugiati. Al 30 Settembre 2017 erano 407.436, senza contare gli sfollati interni, i richiedenti asilo ed i rimpatriati (come diventano una piccola cosa, al confronto, i numeri italiani…). Tra questi quasi la metà ha meno di 17 anni. Secondo dati dell’UNHCR, dei 182.000 bambini rifugiati in età scolastica in Ciad, soltanto 77.979 sono iscritti a scuola.

PULCHERIE ha 12 anni e presto diventerà una di loro. Vive in un campo riservato ai centroafricani e queste parole sono sue: «Ho smesso di andare a scuola in seconda elementare. Nella mia famiglia siamo in undici: papà, mamma, le mie tre sorelle, i miei cinque fratelli ed io. Nessuno va a scuola, perché i miei genitorinon hanno abbastanza soldi per mandarci tutti, per questo motivo ho abbandonato gli studi. Sono capace di copiare quello che l’insegnante scrive alla lavagna, ma non so leggere in francese. Le mie giornate cominciano alle cinque: spazzo il cortile, lavo i piatti e alle volte preparo anche da mangiare. Durante il giorno non c’è molto da fare e passo il tempo con le mie amiche. Alle altre bambine del quartiere che vanno a scuola piace studiare e dicono che la scuola dia delle opportunità per il futuro. È per quello che mi incoraggiano sempre a tornare a scuola, e ammetto che mi piacerebbe molto riprendere gli studi: sono ancora abbastanza giovane per iscrivermi ai corsi di alfabetizzazione e mi piacerebbe avere l’opportunità di diventare istitutrice un giorno».

La testimonianza di Pulcherie si ritrova nel volumetto Educazione in Ciad: storie di piccole bambine e di grandi donne realizzato dalla ong ACRA, che da molti anni è impegnata in Ciad in progetti che riguardano la scolarizzazione e l’educazione e dal 2009, con la partnership strategica di UNHCR, ha giustamente rivolto la propria attenzione anche ai minori rifugiati e richiedenti asilo.

IN CIAD DALLA PARTE DELLE BAMBINE

Tra il 2011 ed il 2017, in particolare, ACRA ha intervistato più di 100 bambine e mamme delle diverse zone d’intervento, villaggi e campi di rifugiati centrafricani presenti in 4 regioni del sud del Ciad, per approfondire la questione dell’accesso all’educazione primaria e secondaria per le bambine. Sono emersi diversi aspetti sociali, culturali e socioeconomici che influenzano la vita delle bambine e delle donne. Innanzitutto, a causa del contesto socioeconomico instabile, molti genitori hanno necessità dell’aiuto dei figli per il sostentamento della famiglia. Le bambine sono spesso obbligate ad abbandonare gli studi, o a non cominciarli del tutto, così da poter aiutare economicamente le famiglie. Inoltre, le bambine orfane di almeno un genitore sono risultate pari all’8% delle intervistate, e le famiglie intervistate sono composte in media da sette persone: in presenza di questi due fattori, i bisogni economici sono ancora più urgenti. Anche l’opinione delle famiglie sulla scuola è fondamentale come dimostrato dal fatto che, tra le bambine intervistate, quelle che frequentano regolarmente la scuola affermano di essere completamente appoggiate dalle famiglie.

Dallo studio emerge anche l’importanza che le bambine danno all’educazione: il 43% delle intervistate crede che la scuola sia fondamentale per la loro crescita personale, e la maggioranza di quelle che non vanno a scuola esprime il desiderio di farlo. D’altra parte molte delle bambine iscritte a scuola raccontano di ricevere pressioni da parte delle coetanee non scolarizzate affinché abbandonino i corsi per trovare marito.

Nel Programma Educazione ACRA ha lavorato e lavora con diversi partner tecnici e finanziari quali l’Unione Europea, l’UNHCR, l’UNICEF, l’Agenzia della Cooperazione Tedesca (GIZ) e Chad Relief Foundation (CRF). Le immagini che pubblichiamo sono di di C.G.e sono tratte dalla pubblicazione di ACRA su menzionata.

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