Burkina Faso, contro il terrorismo la giunta punta sul patriottismo dei giovani

di claudia

di Andrea Spinelli Barrile

Un decreto del presidente Traoré introduce campi estivi di educazione civica e militare: chi non partecipa rischia sanzioni. La misura si inserisce nella strategia del governo per rafforzare lo spirito nazionale in un Paese in guerra

Il presidente del Burkina Faso, capitano Ibrahim Traoré, ha presieduto ieri mattina una cerimonia di alzabandiera che ha chiuso la prima edizione del Camp vacances Faso Mebo e, rivolgendosi ai ragazzi, ha detto che “la guerra contro il terrorismo finirà presto”.

Il Camp vacances Faso Mebo è un campo estivo durato 10 giorni e destinato ai ragazzi e alle ragazze burkinabé che ancora vanno a scuola, un’iniziativa recente del governo burkinabé il cui obiettivo è “formare futuri adulti integri attraverso l’instillazione di valori di solidarietà e umiltà”.

Rivolgendosi ai 408 ragazzi e ragazze riunitisi per la prima edizione del Campo, Traoré ha ricordato loro che “oggi il Burkina è in guerra, ma la guerra finirà presto e sarete voi a costruire il nostro Paese. È vostra responsabilità costruire questo Paese e noi dobbiamo prepararvi”. Durante i dieci giorni di formazione e attività, i ragazzi e le ragazze hanno ricevuto lezioni teoriche e pratiche di educazione civica e militare, sono stati introdotti alle arti visive e performative, alla pavimentazione e alla posa di opere d’arte e ad altre attività di “eco-cittadinanza”, attività il cui obiettivo è insegnare il rispetto per il bene comune, per l’autorità dello Stato e “per gli interessi superiori della Nazione”.

Ieri, ultimo giorno di campo, i ragazzi e le ragazze hanno terminato la piantumazione di un piccolo boschetto di alberi da frutto e, sul luogo dove si è svolta l’iniziativa, negli ultimi 10 giorni è stato anche realizzato da loro un piazzale pavimentato di 300 metri quadri. Qui sono state installate una decina di panchine e diverse opere pittoriche.

Nel suo discorso, ripreso anche dai canali ufficiali di comunicazione della presidenza burkinabé, Traoré ha detto che “sedersi per terra e mangiare dallo stesso piatto con i propri compagni di classe insegna due valori importanti: la solidarietà, ma anche l’umiltà” e ha invitato i ragazzi e le ragazze a condividere con i loro compagni di classe, al rientro a scuola, quanto appreso da questa esperienza, ricordando loro che “vivere in società significa tenere conto di chi ci circonda e preservare la coesione sociale”.

Il Camp vacances Faso Mebo è un’iniziativa che rientra nell’ambito dell’immersione patriottica obbligatoria, “per tutti gli studenti che sostengono gli esami scolastici nazionali” quest’anno e istituita di recente proprio da Traoré, con un decreto. L’iniziativa è volta all’”educazione fisica e l’educazione ai valori civici, disciplinari e patriottici, volta a rafforzare lo spirito nazionale tra i giovani”. Il decreto riguarda gli studenti candidati al Brevet d’études du premier cycle (Bepc), al Certificat d’aptitude professionnelle (Cap), al Brevet d’études professionnelles (Bep) e al Baccalauréat, ovvero giovani che vanno dai 15 ai 19 anni.

Al termine di questa “immersione patriottica” le autorità militari rilasciano un attestato, documento che in base al decreto firmato ieri da Traoré sarà obbligatorio per l’iscrizione al secondo anno di scuola secondaria di secondo grado, al primo anno di formazione professionale (Bep) o al primo anno di università, sia presso istituti pubblici che privati. L’attestato non sostituisce il Servizio patriottico nazionale (la leva militare), che va espletato dopo gli studi. Il decreto di Traoré prevede anche sanzioni: chiunque non risponda alla convocazione sarà punito con lavori di pubblica utilità. L’attuazione di questo decreto sarà supervisionata da un Comitato di coordinamento e nei prossimi giorni sarà licenziato un decreto interministeriale per definire le modalità pratiche, le esenzioni, i requisiti di età, la durata e le sedi di completamento di questa “immersione patriottica”.

La giunta che guida il Burkina Faso dal 2022 negli ultimi anni ha tentato di frenare l’avanzata di gruppi jihadisti legati ad Al-Qaeda e allo Stato islamico che dal 2015 hanno provocato circa 26mila morti nel Paese. Il governo sostiene di avere riconquistato il 70% del territorio nazionale, ma si tratta di stime su cui non c’è un unanime consenso tra gli esperti. Intanto, la guerra al terrorismo ha costretto 2 milioni e mezzo di persone a lasciare le proprie case.

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