L’Assemblea popolare nazionale dell’Algeria ha approvato una revisione del Codice penale che estende la pena di morte agli autori di incendi dolosi contro foreste o campi coltivati e ai responsabili del sequestro di minori.
Il progetto di legge, sostenuto dal ministro della Giustizia Lotfi Boudjemaa e caldeggiato dal presidente Abdelmadjid Tebboune, nasce in risposta ai gravi incendi che negli scorsi mesi hanno devastato diverse regioni del Paese i, tra cui Bejaia, Jijel e Tizi Ouzou.
Il disegno di legge passa ora all’esame del Consiglio della nazione per la seconda lettura formale, prima della definitiva promulgazione da parte della presidenza della Repubblica e della successiva pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.
«L’adozione della pena di morte per questi atti costituisce la risposta giuridica adeguata per sradicare tali crimini», ha dichiarato il ministro della Giustizia Boudjemaa, dopo la votazione.
L’Algeria ha continuato in questi anni a pronunciare condanne a morte, in particolare in casi di terrorismo o di omicidio volontario, ma dal 1993 osserva una moratoria di fatto sulle esecuzioni. La revisione prevede la pena capitale per le persone riconosciute colpevoli di aver «volontariamente appiccato il fuoco a foreste, boschi o campi, coltivati o meno». Inoltre, «chiunque rapisca un minore con qualsiasi mezzo, lo torturi, lo aggredisca sessualmente e/o lo mutili» sarà soggetto alla stessa pena. Finora tali reati erano punibili rispettivamente con pene detentive di vent’anni e con l’ergastolo.
La revisione del codice penale era stata una espressa richiesta del presidente Abdelmadjid Tebboune dopo una serie di incendi nel nord-est del Paese che avevano causato questa estate almeno 12 morti.



