A un anno dalla tragedia allo stadio Kasarani, una ricostruzione di Bbc Africa Eye dimostra che i morti non presero parte ai disordini. Tra chi aprì il fuoco ci sono uomini della guardia presidenziale con volti coperti e senza insegne, ma sulle responsabilità regna ancora l’impunità
di Fabrizio Floris
Vincent Ogutu non aveva programmato di andare allo stadio. Quella mattina del 16 ottobre 2025 si trovava nel centro di Nairobi con alcuni amici quando vide la folla dirigersi verso Kasarani, dove migliaia di persone stavano andando a rendere omaggio a Raila Odinga. Decise di unirsi a loro. Aveva 36 anni, una moglie e tre figli. Poche ore dopo sarebbe stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco al petto. Non era l’unico. Quel pomeriggio morirono anche Evans Kiche, un cuoco di quarant’anni e padre di sette figli, e Jidah Burka, 42 anni. Erano arrivati per salutare uno dei protagonisti della storia politica del Kenya. Nessuno dei tre sarebbe tornato a casa.
A quasi un anno di distanza, un’inchiesta di Bbc Africa Eye, intitolata Goodbye Raila, ha ricostruito gli ultimi momenti delle tre vittime attraverso oltre 1.500 fotografie e filmati, testimonianze, referti autoptici e una riproduzione tridimensionale dello stadio. La conclusione è che i tre uomini non partecipavano agli scontri che precedettero gli spari. E alcuni degli agenti che aprirono il fuoco appartenevano, secondo la ricostruzione giornalistica, a un reparto specializzato nella protezione del presidente.
Raila Odinga era morto il 15 ottobre 2025 in India, all’età di ottant’anni. Ex primo ministro e storico leader dell’opposizione, aveva attraversato decenni di vita politica keniana, incarnando per milioni di cittadini aspirazioni democratiche, rivendicazioni sociali e speranze di cambiamento. Il ritorno della sua salma a Nairobi provocò una mobilitazione imponente. Migliaia di persone raggiunsero l’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta. Le autorità avevano inizialmente previsto che la camera ardente fosse allestita in Parlamento, ma la pressione della folla e le preoccupazioni per la sicurezza portarono a trasferire la cerimonia allo stadio Kasarani, un impianto da circa 48.000 posti. Il cambiamento avvenne all’ultimo momento. Quando i partecipanti cominciarono ad affluire, il dispositivo organizzativo apparve subito inadeguato. Migliaia di persone entrarono sugli spalti e sul terreno di gioco. L’attesa si prolungò per ore, con temperature vicine ai trenta gradi e senza un sistema di comunicazione funzionante che permettesse agli organizzatori di fornire indicazioni alla folla.
La tensione aumentò nei pressi della tribuna riservata alle autorità. Un gruppo di partecipanti cercò di avvicinarsi all’area protetta, mentre alcuni oggetti, comprese sedie di plastica, venivano lanciati contro gli agenti. Poi gli spari. Il ministro dell’Interno Kipchumba Murkomen ha sempre difeso l’operato della polizia, sostenendo che la risposta fosse stata contenuta e che gli agenti avessero affrontato una situazione particolarmente difficile, dopo molte ore di servizio e un trasferimento improvviso della cerimonia. Ha inoltre parlato di lanci di pietre contro le forze dell’ordine. Nei filmati esaminati, tuttavia, la Bbc non ha trovato prove che lo confermassero.
Cosa rivela la mappa degli spari
Il lavoro più significativo dell’inchiesta riguarda la posizione delle vittime. Attraverso la sincronizzazione dei filmati girati dai presenti e la ricostruzione degli spazi dello stadio, i giornalisti hanno stabilito che Evans Kiche si trovava a circa sessanta metri dal punto in cui erano scoppiati gli scontri. Vincent Ogutu e Jidah Burka erano ancora più lontani, ad almeno centosessanta metri, sulle tribune opposte rispetto all’area della tensione. Kiche e Burka furono colpiti alla testa. Ogutu al petto. La distanza non è un dettaglio secondario. Mette in discussione qualsiasi ricostruzione che collochi automaticamente le vittime tra le persone impegnate nello scontro con gli agenti. Non erano nei pressi della tribuna Vip, né risultano coinvolte nelle azioni che avevano preceduto l’apertura del fuoco.
La Bbc ha poi esaminato i movimenti di almeno otto agenti armati, con abbigliamento tattico, volto coperto e senza insegne identificative visibili. Almeno tre componenti del gruppo sembrano sparare all’interno dello stadio. I giornalisti hanno identificato tre agenti come appartenenti a un’unità speciale incaricata della protezione presidenziale. L’inchiesta non permette però di stabilire quali colpi abbiano ucciso i tre uomini. Non esclude neppure che altri agenti abbiano sparato. Il possibile coinvolgimento del reparto di protezione presidenziale resta dunque una pista documentata dall’indagine giornalistica, non un accertamento giudiziario delle responsabilità individuali.
Il corto circuito della sicurezza
La vicenda pone una questione che va oltre gli avvenimenti di Kasarani: che cosa accade quando la protezione delle autorità politiche e la sicurezza dei cittadini si trovano nello stesso spazio, ma vengono gestite secondo priorità differenti? Le forze dell’ordine hanno il compito di garantire la sicurezza pubblica. La presenza di una folla numerosa, la pressione sugli accessi e le tensioni vicino alle autorità possono rendere complessa la gestione di un evento. Ma proprio in queste circostanze diventa decisivo stabilire se l’impiego delle armi da fuoco fosse necessario e proporzionato alla minaccia. Le immagini raccolte dalla Bbc mostrano quanto sia importante distinguere tra una situazione di disordine, anche grave, e le condizioni che possono giustificare l’uso della forza letale. Il fatto che le tre vittime fossero lontane dagli scontri rende ancora più urgente chiarire chi abbia sparato, in quale direzione e per quale ragione. Il caso richiama anche un problema più generale: la possibilità di identificare gli agenti coinvolti nelle operazioni di ordine pubblico e di ricostruire le catene di responsabilità quando un intervento provoca vittime civili.
Famiglie senza risposte e il cortocircuito della democrazia
Per i familiari, la questione non è astratta. Yvonne Akinyi, vedova di Vincent Ogutu, ha raccontato alla Bbc lo sconvolgimento prodotto dalla morte del marito. L’uomo si era unito quasi per caso alle persone dirette allo stadio. La famiglia si è ritrovata senza di lui e senza una spiegazione convincente di quanto accaduto. A quasi un anno dai fatti, l’Independent Policing Oversight Authority (Ipoa), l’organismo indipendente di controllo della polizia keniana, non ha ancora reso pubbliche conclusioni sulle tre morti. Nessun agente risulta essere stato chiamato a risponderne. L’autorità non ha risposto alla richiesta di commento avanzata dalla Bbc. Eppure, già nell’ottobre 2025, la questione era stata sollevata in Parlamento, con una richiesta di chiarimenti sulle vittime e sulle responsabilità degli agenti. Il ministro Murkomen ha dichiarato di attendere i risultati dell’inchiesta indipendente per valutare eventuali azioni legali. Il National Police Service, interpellato dalla Bbc, ha affermato di aver tratto insegnamenti dagli avvenimenti di Kasarani, da utilizzare per migliorare la professionalità degli interventi futuri. La nuova ricostruzione di BBC Africa Eye aggiunge elementi importanti, ma lascia aperta la domanda decisiva: chi ha sparato contro persone che non stavano partecipando agli scontri?
C’è un contrasto difficile da ignorare nella storia di Kasarani. Migliaia di keniani si erano riuniti per salutare Raila Odinga, una figura che aveva segnato la lunga battaglia del Paese per il pluralismo politico e le libertà democratiche. Quella manifestazione collettiva di memoria si è conclusa con tre morti e con famiglie ancora in attesa di risposte. L’inchiesta della Bbc dimostra però anche il valore delle immagini prodotte dai cittadini. Fotografie e video, spesso girati senza alcuna intenzione investigativa, possono diventare elementi decisivi per verificare le versioni ufficiali e ricostruire eventi che altrimenti rimarrebbero affidati a testimonianze frammentarie. Ma la ricostruzione giornalistica non può sostituire un’indagine giudiziaria. Può mostrare dove si trovavano le vittime, documentare i movimenti degli agenti e individuare incongruenze. Spetta poi alle istituzioni accertare le responsabilità e rendere pubblici i risultati.
A Kasarani, il 16 ottobre 2025, tre uomini sono morti mentre partecipavano a una cerimonia organizzata dallo Stato. Un anno dopo, le immagini consentono di ricostruire molto di ciò che è accaduto, ma non di sapere chi ne deve risponde.



