Il rapporto Unctad 2026 denuncia l’inversione dei flussi finanziari: nei Paesi emergenti gli interessi sul debito superano la spesa per sanità e istruzione, soffocando lo sviluppo di 3,7 miliardi di persone
di Céline Camoin
Uno scenario critico, in cui il costo del debito sta soffocando lo sviluppo economico dei Paesi emergenti, trasformando la finanza da strumento di crescita a fattore di estrazione di risorse, emerge dal rapporto dell’Unctad (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo) intitolato “A World of Debt 2026: Rising debt costs and stalling development”.
Tra le conclusioni, spicca l’inversione dei flussi finanziari: dal 2022, il costo dei soli interessi sul debito estero per i Paesi in via di sviluppo ha superato la quantità di nuovi prestiti netti ricevuti. Inoltre, l’indebitamento estero non porta più risorse fresche, ma viene assorbito dal servizio del debito. Per questo, molti Paesi sono stati costretti a ricorrere ai mercati interni per rifinanziarsi, ma questi richiedono tassi ancora più elevati (+2,8 punti percentuali in media), creando nuove vulnerabilità.
Interessi più alti di sanità e istruzione
Ormai, gli interessi sul debito pubblico superano la spesa fondamentale per lo sviluppo. In Africa, America Latina e Caraibi, i governi spendono pro capite di più per gli interessi che per la sanità o l’istruzione. Ciò perpetua l’ampio divario già esistente tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo e mette a rischio il futuro di una quota crescente della popolazione di questi ultimi.
Nel 2025 i Paesi in via di sviluppo hanno speso quasi 1.000 miliardi di dollari in soli interessi netti sul debito pubblico, una cifra quasi triplicata rispetto al 2010.
I tassi di interesse sul debito pubblico nei Paesi in via di sviluppo sono già strutturalmente più elevati rispetto a quelli dei Paesi sviluppati e hanno subito un ulteriore rialzo a seguito delle risposte di politica economica e di mercato ai recenti conflitti e crisi a livello globale. Di conseguenza, i costi di indebitamento pubblico sono aumentati rapidamente. Si stima che 3,7 miliardi di persone vivono oggi in Paesi dove la spesa per gli interessi sul debito supera quella destinata alla sanità o all’istruzione. Secondo i calcoli degli autori del rapporto, se i Paesi in via di sviluppo potessero contrarre prestiti agli stessi tassi dei Paesi sviluppati, potrebbero risparmiare complessivamente circa 500 miliardi di dollari all’anno in costi per interessi.
L’impatto su democrazie e società
L’aumento dell’onere degli interessi colpisce un numero crescente di Paesi in via di sviluppo e le loro popolazioni. Mentre nel 2010 il 24% della popolazione africana viveva in Paesi che spendevano più per gli interessi che per la sanità o l’istruzione, nel 2023 tale percentuale è salita al 65%. In America Latina e nei Caraibi, nello stesso periodo, la quota è passata dal 34% al 58%. Una situazione analoga riguarda oltre la metà della popolazione dell’Asia in via di sviluppo e dell’Oceania.
Partendo da questi dati, l’Unctad chiede riforme strutturali dell’architettura finanziaria globale. Suggerisce ad esempio di invertire il calo degli aiuti ufficiali allo sviluppo e di ampliare i prestiti a tassi agevolati. Chiede meccanismi più rapidi ed equi per la ristrutturazione del debito sovrano, evitando lunghi stalli finanziari. Invita, infine, ad appoggiarsi sulla Piattaforma dei Debitori (Borrowers’ Platform), iniziativa promossa dalle Nazioni Unite per consentire ai paesi debitori di coordinarsi, scambiare dati e contrattare condizioni migliori.



