Domani a Freetown atterrerà il primo volo di migranti espulsi dagli Stati Uniti e ricollocati in Paesi terzi. Si tratta di 25 cittadini originari di Senegal, Ghana, Guinea e Nigeria: a confermare l’arrivo nella capitale sierraleonese è stato, nel fine settimana, il ministro degli Esteri Timothy Kabba.
La Sierra Leone ha firmato un accordo con gli Stati Uniti per accogliere 300 cittadini statunitensi dell’Ecowas, la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale, di cui fa parte anche Freetown. Gli Usa hanno già rimpatriato cittadini provenienti da Paesi terzi in Repubblica democratica del Congo, Ghana, Camerun, Guinea equatoriale ed eSwatini.
La politica della Sierra Leone di accettare solo persone rimpatriate provenienti dai paesi dell’Ecowas è simile a quella del Ghana ma, a differenza del Ghana, non è chiaro se ai deportati in Sierra Leone sarà permesso di rimanere nel Paese o se rischiano di essere costretti a tornare a casa. Kabba non ha specificato cosa la Sierra Leone avrebbe ottenuto in cambio dell’accoglienza dei deportati, ma ha detto che tale politica rientra «nel quadro delle nostre relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, volte a fornire assistenza in materia di politica migratoria».
Gli Stati Uniti e la Sierra Leone si sono già trovati in disaccordo in passato sulla questione delle espulsioni. Nel 2017, durante la prima amministrazione Trump, Washington minacciò che l’ambasciata statunitense a Freetown avrebbe begato visti turistici e d’affari ai funzionari del ministero degli Esteri e dell’immigrazione della Sierra Leone, poiché il governo si rifiutava di accogliere i cittadini sierraleonesi espulsi dagli Usa.



