Le Forze di supporto rapido (Rsf) hanno commesso atti genocidi durante la conquista della città di El Fasher. A denunciarlo è un rapporto di 19 pagine pubblicato da una missione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite. Gli investigatori hanno concluso che il gruppo paramilitare e le milizie alleate hanno condotto una campagna coordinata per distruggere, in tutto o in parte, le comunità etniche Zaghawa e Fur. Il documento dettagliato evidenzia crimini sistematici tra cui esecuzioni di massa, stupri di gruppo e l’uso della fame come arma di guerra, atti che rispondono ai criteri giuridici del genocidio stabiliti dal diritto internazionale.
La caduta della città, avvenuta nell’ottobre 2025 dopo un assedio durato 18 mesi, è stata seguita da quelli che la missione descrive come “tre giorni di orrore”. Le truppe delle Rsf hanno preso il controllo dell’area il 26 ottobre, dopo che l’esercito regolare aveva ricevuto l’ordine di ritirarsi, lasciando la difesa alle forze congiunte e alle unità civili locali. Secondo il rapporto, durante l’occupazione sono stati presi di mira ospedali e università, con massacri documentati presso l’Università di El Fasher e l’ospedale El Saudi, dove pazienti e personale medico sono stati uccisi a bruciapelo.
La violenza sessuale sistematica è stata utilizzata come strumento di terrore centrale nella strategia delle milizie. Donne e bambine, alcune di soli sette anni, sono state vittime di stupri di gruppo, spesso consumati in pubblico o in presenza dei cadaveri dei propri familiari per massimizzare l’umiliazione psicologica. Gli investigatori sottolineano che questi atti non sono stati incidenti isolati, ma operazioni pianificate e approvate dai vertici del comando delle Rsf. Durante l’assedio, i civili sono rimasti intrappolati dietro una rete di trincee di 31 chilometri, impossibilitati a fuggire e costretti a nutrirsi di foglie d’albero e pelli di animali per sopravvivere.
Il rapporto delle Nazioni unite sollecita la comunità internazionale a intervenire per garantire che i responsabili di queste atrocità siano chiamati a risponderne dinanzi alla giustizia. La missione Onu ha ribadito che la gravità dei fatti documentati richiede una risposta ferma per proteggere i gruppi vulnerabili e ripristinare il diritto umanitario nella regione.



